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Sbiancamento


imagessbiancamentoOgnuno nasce con caratteristiche proprie e tra queste vi è anche il colore degli elementi dentari che appunto può avere una tinta più o meno chiara e, all’interno di questa, un croma più o meno marcato.
Tuttavia non sempre, anzi raramente, una dentatura riesce a superare i venti, trenta anni senza subire alcun “ attacco estetico “.
Si sa che i principali motivi di queste discolorazioni, che possono riguardare tutti i denti ( discromie generalizzate ) o solo uno o pochi denti ( discromie isolate ), sono classificabili in due categorie : i fattori intrinseci e i fattori estrinseci.

I FATTORI INTRINSECI, che cioè si “ annidano ” all’interno della struttura dentale, sono i più difficili da trattare e possono essere ad insorgenza pre-eruttiva o post-eruttiva.
Nel primo caso siamo di fronte a pigmentazioni realizzatesi durante lo sviluppo e la mineralizzazione dei germi dentari.
Sapendo che lo spessore dello smalto, bianco e traslucido, coprendo la sottostante dentina, giallo-opaca, ha un’ importanza fondamentale sul risultato finale, si può facilmente comprendere come qualsiasi alterazione di quest’ultimo sia in grado di avere un influenza determinante.
Malattie congenite come l’Amelogenesi imperfetta, fortunatamente assai rara, possono complicare ulteriormente il quadro clinico.
Altri esempi di fattori intrinseci pre-eruttivi possono essere rappresentati dall’assunzione di farmaci come ad esempio le tetracicline, che conferiscono una colorazione grigio-marrone diffusa o anche striata, o di minerali come il fluoro che se in eccesso porta a colorazioni tendenti all’arancione.
Tra i fattori intrinseci post-eruttivi generalizzati possiamo ricordare le applicazioni topiche di farmaci tipo le ciclosporine o altri in forma di pomata o gel come terapia locale di patologie delle mucose ( lichen, afosi ricorrente, ecc. ).
Tra quelli isolati ricordiamo i traumi, con successivo stravaso ematico all’interno dei tubuli dentinali e conseguente rilascio di cataboliti dell’emoglobina contenente ferro, senza dimenticare gli interventi odontoiatrici incongrui come le terapie endodontiche non corrette con residui pulpari non rimossi o guttaperca o cementi endocanalari non efficacemente manipolati.

I FATTORI ESTRINSECI, che intuibilmente sono più facili da rimuovere, sono quelli che contaminano dall’esterno, negli strati più superficiali dello smalto, il dente già erotto.
Immediatamente dopo lo spazzolamento dei denti nella normale routine quotidiana comincia a formarsi sulla superficie dello smalto un film glicoproteico denominato “ pellicola acquisita “.
E’ su queste proteine che si legano i composti fenolici cromogeni presenti, in percentuali e forme differenti, in tutti i cibi o bevande di origine vegetale, come i famosi tannini del vino.
Chiaramente l’effetto di tutto questo sarà più o meno marcato in modo direttamente proporzionale alla loro assunzione e inversamente proporzionale alla frequenza delle sedute di igiene orale domiciliare unitamente a quelle professionali con l’utilizzo di ultrasuoni, bicarbonato sotto pressione e micropolishing superficiale con paste dedicate.
Altri alimenti responsabili di discolorazioni a carattere estrinseco sono le carni cotte al sangue, per il solfuro ferroso precipitato presente, o i molti coloranti presenti nelle bevande dissetanti o in alcuni sciroppi caramellati o meno.
Sul fumo di sigaretta, di pipa o di sigaro, in ordine crescente di responsabilità cromofora grazie ai prodotti incombusti tipo i residui del catrame o ai depositi di nicotina, o sul tabacco masticato ed il loro potenziale colorante, va solo detto che sono di gran lunga i maggiori responsabili dei sorrisi color giallo-grigio che tutti noi conosciamo e che mai troppe volte va ripetuto l’invito a smettere.

LE TERAPIE SBIANCANTI possono essere fondamentalmente di due tipi: domiciliare e professionale.

Lo SBIANCAMENTO DOMICILIARE ha vari modi e metodi per essere messo in atto, il più conosciuto perché fortemente reclamizzato è indubbiamente il cosiddetto “ FAI DA TE “, ma di questo ne parleremo poco più avanti.

metodi_professionali_06Molta spinta pubblicitaria la ricevono anche tutta una serie di dentifrici sbiancanti cosiddetti “ whitening “ che portano a loro sostegno la presenza di componenti più o meno naturali  che vanno dai sali di fluoro combinati con i licheni all’argilla bianca, da l’aloe vera ai sali minerali attivi fino al comune bicarbonato o al meno conosciuto tetrapotassio e sodio sorbitolo.
Va assolutamente ricordato che restano ottimi dentifrici per l’igiene orale quotidiana, ma la loro azione sbiancante è solo di tipo mantenitivo dopo un trattamento professionale e non efficace come trattamento unico.
Totalmente inefficacie invece è l’effetto sul colore dei denti delle gomme da masticare o cheving gum, che vanno tuttavia consigliate dopo i pasti, se contenenti xilitolo o sorbitolo, per il loro effetto pulente come prevenzione della carie qualora si sia impossibilitati ad usare lo spazzolino.
Gran poca efficacia può essere attribuita anche alle strisce sbiancanti reperibili in farmacia o nella grande distribuzione.

Torniamo ora al “ METODO FAI DA TE “ : i principi attivi in possesso di effetto sbiancante sono gli stessi di quelli utilizzati  professionalmente dai dentisti, ovvero principalmente perossido di idrogeno e perossido di carbammide.
Quello che differenzia il trattamento professionale, oltre alle metodiche di attivazione e potenziamento dell’effetto sbiancante che analizzeremo di seguito ( ! ), è la percentuale del principio attivo presente nel prodotto che per quelli venduti in farmacia o nei supermercati, secondo la Direttiva Europea ( 76/7 68/EEC ) per prodotti cosmetici ( non sempre, a dire il vero, recepita in Italia ), non deve superare lo 0,1%.
Ben diversa vedremo è la percentuale utilizzabile sotto il controllo diretto del dentista.
Altro sostanziale difetto è il fatto che la mascherina dove l’autoterapeuta deve posizionare il gel presente nella confezione comprata al banco è ovviamente di forma e dimensioni universali, con la presunzione di “ andare bene “ per tutte le bocche e tutte le dentature, mentre è fin troppo evidente che così non può essere.
L’uso indiscriminato di sostanze sbiancanti, che si somma all’utilizzo di dentifrici dall’effetto abrasivo “meccanico”, di gomme da masticare, eccetera, mette a rischio lo smalto, lo consuma irreparabilmente.
L’eccesso o l’uso cronico di sbiancanti a dosi di perossido incontrollate può provocare ipersensibilità, danneggiare lo smalto, indurre carie, gengiviti e, nei soggetti predisposti sviluppare fenomeni di sensibilizzazione.
Un valido e completamente sicuro sbiancamento domiciliare è invece quello che prevede, dopo la presa delle impronte delle arcate dentali, il confezionamento da parte del laboratorio odontotecnico, di apposite “ mascherine “ eseguite su misura che, controllate e ottimizzate dal dentista, sono capaci di permettere a chiunque, una volta applicate nel cavo orale, di ottenere il corretto posizionamento del gel sbiancante solo sulle superfici vestibolari, ovvero quelle estetiche, salvaguardando nel contempo i delicati tessuti gengivali.
Grazie alla precisione di questo presidio su misura possono essere consegnati al paziente prodotti specifici altamente professionali aventi concentrazioni di principio attivo intorno al 20% che dovranno vedere applicazioni di 30 o 45 minuti al giorno per almeno due settimane.

Lo SBIANCAMENTO PROFESSIONALE viene eseguito esclusivamente in studio e si avvale sempre di gel contenenti perossidi, ma si differenzia sostanzialmente per due importanti caratteristiche: comporta un’unica seduta che va da un’ora a un’ora e mezza a seconda della metodica utilizzata ed è potenziato nella sua efficacia dall’utilizzo di apparecchiature dedicate.
La caratteristica essenziale resta comunque sempre la supervisione del professionista che, dopo un’attenta valutazione del caso ed un’accurata diagnosi, saprà valutare la presenza di eventuali controindicazioni confortando la/il paziente sciogliendo ogni suo dubbio.
La seduta inizia con il posizionamento della diga a completa protezione delle mucose, che per questo tipo di trattamento consiste nell’applicazione tramite siringa monodose di uno spesso film di resina semisolida lungo la festonatura gengivale di tutti gli elementi ed al suo immediato indurimento tramite luce alogena.
Successivamente si procede all’applicazione del gel sbiancante ( con una percentuale di principio attivo che raggiunge il 35% in massima sicurezza ! ) sulla superficie di tutti gli elementi interessati e all’utilizzo delle attrezzature scelte dal professionista che fondamentalmente possono essere:

images1- LAMPADE A LUCE FREDDA A LED BLU, dove due diodi emettono onde elettromagnetiche aventi una potenza di circa 600 mW/cm2 e una lunghezza d’onda di circa 480 nanometri.

SBIANC- LAMPADE A LUCE FREDDA A LED VERDI, dove due diodi emettono onde elettromagnetiche aventi una potenza di circa 1.000 mW/cm2 e una lunghezza d’onda di circa 530 nanometri.
L’efficacia di queste due metodiche, a parità di concentrazioni, è del tutto sovrapponibile ed è comprovata ormai da numerosi test sia di laboratorio che clinici.
Si differenziano principalmente per la minore durata della seduta che caratterizza la seconda rispetto alla prima.

DSC_2505- IL LASER, che sappiamo essere una luce che, appositamente “ drogata “ all’interno dell’apparecchiatura, risulta essere monocromatica ( uguale lunghezza d’onda e frequenza ), collimata ( onde elettromagnetiche parallele ) e coerente ( onde tutte con una medesima fase ).
Stante queste proprietà la caratteristica del laser è quella di andare ad agire esattamente nel punto in cui si desidera erogando la quantità di energia necessaria per effettuare il lavoro che ci si è preposti.
Nel caso dello sbiancamento dentale il laser, grazie alle sue peculiarità, rispetto a qualsiasi altra metodica riesce a penetrare più in profondità nei tessuti duri del dente portando il perossido a combattere con maggiore efficacia le discromie presenti, sia quelle a partenza estrinseca che quelle a pertenza intrinseca ( che sono le più difficili da recuperare ) o quelle dipendenti semplicemente dall’invecchiamento del dente, dove la diminuzione fisiologica dello spessore dello smalto porta ad un aumento della valenza cromatica della dentina sottostante.
Tre cicli di applicazioni di trenta secondi ripetute su ogni superficie esterna dei denti, dopo aver ogni volta sostituito il gel utilizzato con uno nuovo e quindi con nuovo principio attivo, riescono a portare sempre ai risultati richiesti in un’unica seduta di circa un’ora e mezza.
L’operazione avviene senza aggredire lo smalto, senza dolore né effetti collaterali, garantendo risultati duraturi e soddisfacenti, tuttavia se vi fosse una esigenza estetica particolare, può essere ripetuta a distanza di due settimane.
Una rilevazione spettrofotometrica del colore precedente la seduta di sbiancamento ed una successiva, unitamente alle fotografie iniziali e finali, rende poi evidente il miglioramento cromatico ottenuto.
Inoltre va sottolineato come i costi del trattamento laser non siano maggiori del più tradizionale, ma meno efficace, trattamento domiciliare visto prima, in quanto sono del tutto evitate le spese relative alla seduta dedicata alla presa delle impronte e quelle relative al confezionamento della mascherina su misura da parte del laboratorio.

imagesIl Dott. Luca Lombardo, studioso da sempre dell’estetica dentale, ha avuto modo di utilizzare negli anni tutte le metodiche di sbiancamento professionale, sia quelle che richiedono l’uso di mascherine su misura da fare indossare a domicilio, sia quelle che prevedono l’utilizzo di lampade di vario tipo ( la prima è stata acquistata all’EXPODENTAL di Milano nel 1991 ed è già da anni fuori produzione ).
Attualmente nello Studio Dentistico Associato Lombardo le terapie sbiancanti vengono eseguite esclusivamente con l’utilizzo del LASER, essendo questa la sistematica che di gran lunga nel tempo ci ha dimostrato di ottenere i risultati migliori.