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	<title>Studio dentistico associato Lombardo - Implantologia &#187; Implantologia</title>
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	<description>Implantologia top in Italia</description>
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		<title>La malattia perimplantare ad eziologia batterica: Terapia non chirurgica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:49:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ G. LOMBARDO,S. ZEN, L. NICOLIS, E. CAMPANARO, 
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.
Le infezioni perimplantari ad eziologia batterica sono un’evenienza ormai di facile riscontro nella pratica clinica quotidiana. Scopo di questo lavoro è quello di delineare in base ai dati presenti in letteratura il ruolo della terapia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"> <strong>G. LOMBARDO,</strong></span>S. ZEN, L. NICOLIS, E. CAMPANARO,<span style="color: #ff6600;"> </span><br />
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.</p>
<p>Le infezioni perimplantari ad eziologia batterica sono un’evenienza ormai di facile riscontro nella pratica clinica quotidiana. Scopo di questo lavoro è quello di delineare in base ai dati presenti in letteratura il ruolo della terapia non chirurgica nel trattamento delle infezioni perimplantari. Le possibilità terapeutiche e i risultati clinici che l’approccio non chirurgico può offrire nel campo della terapia della malattia perimplantare sono diverse a seconda del quadro clinico che l’operatore deve affrontare: nel caso della mucosite l’approccio non chirurgico è in grado di dare una completa guarigione dei tessuti perimplantari; nella perimplantite invece, dove è presente il coinvolgimento del tessuto osseo perimplantare, tale approccio terapeutico può solamente portare alla risoluzione del quadro infiammatorio senza una completa “restitutio ad integrum”. L’igiene orale domiciliare è risultata essere di fondamentale importanza per la prevenzione dell’infiammazione e il mantenimento della salute dei tessuti molli attorno agli impianti. Tra i diversi strumenti valutati in letteratura, le curette in plastica, così come gli strumenti meccanici con punte rivestite in Teflon, si sono dimostrati in grado di rimuovere efficacemente placca e tartaro dalle superfici implantari. Tuttavia nel trattamento non chirurgico delle perimplantiti, curette e ultrasuoni non hanno dimostrato alcuna efficacia qualora non siano associati ad un presidio farmacologico topico o sistemico. Per quanto riguarda l’utilizzo del Vector,  gli Autori lo ritengono in grado di dare risultati superiori in termini di riduzione dei valori di infiammazione, rispetto alle curette. Risultati soddisfacenti sono stati ottenuti anche con il laser Er:YAG e CO2. Da questa analisi appare chiaro come l’igienista dentale svolga un compito di fondamentale importanza in termini di prevenzione e terapia delle infezioni perimplantari.</p>
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		<title>Grande Rialzo di Seno utilizzando un nuovo osso omologo di banca ( DFDBA ): presentazione di due casi.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 23:58:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardo G, Corrocher G, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF
Quintessenza Internazionale 2004: vol. 2 , pp. 5-15
Obiettivo di questo lavoro è testare le proprietà cliniche e istologiche di un osso autologo di banca (DFDBA) costituito da frammenti di osso corticale spongioso dispersi in un veicolo biologico termoplastico. Nei due casi clinici presentati il materiale, utilizzato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong></span>, Corrocher G, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF<br />
Quintessenza Internazionale 2004: vol. 2 , pp. 5-15</p>
<p>Obiettivo di questo lavoro è testare le proprietà cliniche e istologiche di un osso autologo di banca (DFDBA) costituito da frammenti di osso corticale spongioso dispersi in un veicolo biologico termoplastico. Nei due casi clinici presentati il materiale, utilizzato per effettuare un rialzo del seno mascellare, si è dimostrato funzionale ed efficace, con buone capacità osteoinduttive. L’osso neoformato però è spongioso e di qualità non eccezionale. Sono quindi necessari studi più approfonditi per verificarne l’effettiva validità.</p>
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		<title>Utilizzo di impianti corti nelle riabilitazioni dei settori posteriori : risultati preliminari</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/10/utilizzo-di-impianti-corti-nelle-riabilitazioni-dei-settori-posteriori-risultati-preliminari.html</link>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardo G, Corrocher G, Russo A, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF
Quintessenza Internazionale 2008: vol. 5, pp 25-42
Scopo di questo lavoro è stato quello di valutare la stabilità al momento del posizionamento delle viti di guarigione di impianti a superficie sinterizzata di dimensioni pari a 5&#215;5 mm. Allo studio hanno partecipato 20 pazienti di età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong></span>, Corrocher G, Russo A, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF<br />
Quintessenza Internazionale 2008: vol. 5, pp 25-42</p>
<p><img class="size-full wp-image-1090 alignleft" title="DSC_2486 copia" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/DSC_2486-copia1.JPG" alt="DSC_2486 copia" width="300" height="220" />Scopo di questo lavoro è stato quello di valutare la stabilità al momento del posizionamento delle viti di guarigione di impianti a superficie sinterizzata di dimensioni pari a 5&#215;5 mm. Allo studio hanno partecipato 20 pazienti di età compresa tra i 40 e i 70 anni, parzialmente edentuli nei settori laterali della mandibola e/o del mascellare superiore. Le aree edentule dovevano presentare un grave riassorbimento osseo in senso verticale cosicché la mandibola doveva presentare uno spessore osseo ≥ 6mm e una distanza tra la cresta ossea e nervo alveolare (AC- NAI) ≤ 7mm, e il mascellare superiore una distanza tra il margine crestale e il pavimento del seno mascellare (AC-SF) compresa tra 3mm &#8211; 6mm.. Gli impianti utilizzati nel nostro studio sono stati gli Endopore Dental System a superficie porosa sinterizzata di diametro pari a 5mm e lunghezza pari a 5mm con 1 mm di collare macchinato liscio, di forma tronco-conica con un design che ne permette l’inserimento a pressione ad esagono esterno. Nel corso di questo studio sono stati inseriti complessivamente 32 impianti di cui,  16 nel mascellare superiore (8 con la tecnica di compattazione laterale mediante osteotomi e 8 impianti nel mascellare superiore per mezzo di osteotomi secondo la tecnica di minirialzo del seno mascellare secondo Summers) e 16 nella mandibola per mezzo di frese. Al momento della vite di guarigione, è stato valutato il valore di stabilità implantare attraverso l’analisi della frequenza di risonanza (RFA) con l’apparecchiatura Osstell. Dai valori di stabilità ottenuti abbiamo potuto concludere che questo particolare tipo di impianti sembra essere in grado di fornire al momento del rientro chirurgico ottimi livelli di osteointegrazione sia nel mascellare che nella mandibola. In situazioni di estremo riassorbimento crestale dove è stato necessario eseguire consensualmente al posizionamento dell’impianto, un mini rialzo di seno, i livelli di stabilità implantare hanno dimostrato delle forti oscillazioni da caso a caso, per cui il grado di affidabilità di questo tipo di soluzione resta ancora incerto.</p>
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		<title>Aumento localizzato di cresta con innesti chin e pins riassorbibili : case report.</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/09/aumento-localizzato-di-cresta-con-innesti-chin-e-pins-riassorbibili-case-report.html</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardo G,Urbani G,Santi E, Tarnow D.
Int J Periodontics Restorative Dent. 1998 Aug;18(4):363-75.
Abstract : Sei innesti a blocchi raccolti dalla sinfisi mandibolare sono stati utilizzati per aumentare le creste parzialmente atrofizzate.
Tre difetti mascellari e mandibolari sono stati trattati in cinque pazienti. Innesti di osso autologo dal mento sono stati stabilizzati nei siti destinatari con spilli e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #ff6600;">Lombardo G,</span></strong>Urbani G,Santi E, Tarnow D.<br />
<span style="color: #ff6600;">Int J Periodontics Restorative Dent. 1998 Aug;18(4):363-75.</span></p>
<p><img class="size-full wp-image-1117 alignleft" title="images05" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images05.jpg" alt="images05" width="88" height="88" />Abstract : Sei innesti a blocchi raccolti dalla sinfisi mandibolare sono stati utilizzati per aumentare le creste parzialmente atrofizzate.<br />
Tre difetti mascellari e mandibolari sono stati trattati in cinque pazienti. Innesti di osso autologo dal mento sono stati stabilizzati nei siti destinatari con spilli e e non sono stati utilizzate membrane riassorbibili nel corso degli innesti. Le guarigioni procedettero senza complicazioni. Dopo tre, quattro mesi la superficie esterna corticale degli innesti veniva progressivamente riassorbita ed i profili dei perni sporgevano da sotto il tessuto mucoso che copriva le aree aumentata. Tuttavia, i perni non hanno mai perforato il tessuto e sono stati riassorbiti macroscopicamente entro 4 a 6 mesi. A 6 mesi la zona trattata ha mostrato un importante aumento di  cresta e durante l’eposizione chirurgica della fase due sono stati rilevati i resti dei fori sulla superficie esterna dei difetti riparati. La valutazione radiografica degli innesti a blocco è stato effettuato a 3 e 6 mesi e campioni istologici sono stati ottenuti a 6 mesi. I campioni hanno mostrato un riassorbimento dei pins  incompleto e relativo incapsulamento. Una grave reazione da corpo estraneo è stata rilevata in un caso. La presenza di una matrice ossea acellulare in alcune sezioni e di un modello di osso normale con un componente cellulare negli altri è stata una constatazione coerente .<br />
Impianti endoossei ITI sono stati collocati con un eccellente stabilità primaria in tutti i casi trattati.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12693423" target="_self">&gt; Leggi tutto l&#8217; Articolo</a></p>
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		<title>Osteogenesi mediante distrazione ossea mandibolare verticale ed effettiva rigenerazione ossea: un case report.</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/09/osteogenesi-mediante-distrazione-ossea-mandibolare-verticale-ed-effettiva-rigenerazione-ossea-un-case-report.html</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Urbani G, Lombardo G, Santi E, Consolo U.
Int J Periodontics Restorative Dent. 1999 Aug;19(4):321-31.
In questo caso è presentata la relazione su una tecnica chirurgica per l&#8217;aumento osseo verticale. La procedura, eseguita in una donna di 30 anni con una cresta alveolare atrofizzata  nella parte anteriore della mandibola, si basa sul concetto biologico di  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Urbani G, <span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong></span>, Santi E, Consolo U.<br />
<span style="color: #ff6600;">Int J Periodontics Restorative Dent. 1999 Aug;19(4):321-31.</span></p>
<p><img class="size-full wp-image-1113 alignleft" title="images08" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images08.jpg" alt="images08" width="102" height="102" /><img class="alignleft size-full wp-image-1114" title="images07" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images07.jpg" alt="images07" width="101" height="102" /><img class="alignleft size-full wp-image-1115" title="images06" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images06.jpg" alt="images06" width="101" height="102" />In questo caso è presentata la relazione su una tecnica chirurgica per l&#8217;aumento osseo verticale. La procedura, eseguita in una donna di 30 anni con una cresta alveolare atrofizzata  nella parte anteriore della mandibola, si basa sul concetto biologico di  osteogenesi a mezzo distrazione già introdotto in chirurgia ortopedica e maxillofacciale. Dopo la elevazione di un full-flap è stato eseguita una osteotomia orizzontale a tutto spessore 7 / 8 mm dalla sommità della cresta. Due osteotomie verticali sono state preparate con punte di diametro crescente (2, 2.8, e 3.25 mm), l&#8217;intercettazione è stata effettuata per i primi 5 a 6 mm, e un distruttore a due tappi è stato posto alla base delle osteotomie con uno strumento di riposizionamento. Un impianto a distrazione intraossea è stato poi inserito e sono stati effettuati 2 tagli verticali verso l&#8217;interno nelle ossa per consentire distrazione proprio il verificari avvenire. Il corretto funzionamento del dispositivo è stato verificato con la distrazione di un frammento osseo di 1 millimetro usando la vite assiale .<br />
Una vite per distrazione è stata inserita e e bloccata nella  zona interessata che è stata lasciata guarire per 5 giorni. Una volta avvenuta  la guarigione primaria, è stat ttivata la distrazione del callo osseo di nuova formazione ogni giorno per 10 giorni (1 mm al giorno). Al termine del periodo di distrazione della vite da distrazione finale, quest’ultima  è stata lasciata sul posto e una vite di guarigione definitiva è stata inserita. Durante questo periodo non ci sono state complicazioni e la paziente in nessuna occasione ha lamentato disagio. Il dispositivo  distrattore è stato rimosso 30 giorni dopo, lasciando i tappi di base in vigore. Un mese dopo, un aumento verticale di 7 mm era stato raggiunto, le spine di base sono stati rimosse, 3 impianti intraosseo sono stati inseriti, e una biopsia del tessuto di nuova formazione è stata ottenuta. La valutazione istologica della biopsia ha mostrato formazione di tessuto osseo  circa 75 giorni dopo la procedura iniziale.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10709499" target="_self">&gt; Leggi tutto l&#8217;Articolo</a></p>
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		<title>Mantenimento di cresta post-estrattivo con osso bovino deproteinizzato in associazione a un preparato a base di solfato di calcio. Analisi istomorfometrica a 4 mesi.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 20:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardo G, Corrocher G, Russo A, Urbani U, Dell’acqua F,  Albanese M.
Quintessenza Internazionale 2009: vol. 2, pp. 5-15
Oggetto: lo scopo di questo studio caso è stato quello di paragonare le caratteristiche istomorfometriche dell’osso bovino deproteinizzato associato o meno al solfato di calcio in siti postestrattivi. Materiali e Metodi: sono stati selezionati 21 pazienti (16 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #ff6600;">Lombardo G</span></strong>, Corrocher G, Russo A, Urbani U, Dell’acqua F,  Albanese M.<br />
<span style="color: #ff6600;">Quintessenza Internazionale 2009: vol. 2, pp. 5-15</span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1103" title="images7" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images7.jpg" alt="images7" width="134" height="85" />Oggetto: lo scopo di questo studio caso è stato quello di paragonare le caratteristiche istomorfometriche dell’osso bovino deproteinizzato associato o meno al solfato di calcio in siti postestrattivi. Materiali e Metodi: sono stati selezionati 21 pazienti (16 maschi e 5 femmine), ognuno dei quali necessitava di estrazione di uno o più elementi dentari non molari e successiva riabilitazione protesica implanto-supportata. In totale sono stati estratti 24 elementi dentari. I 24 alveoli post-estrattivi sono stati quindi assegnati a due gruppi, TEST (12 alveoli) e CONTROLLO (12 alveoli), in modo randomizzato con il lancio di una moneta. Gli alveoli del gruppo TEST sono stati zeppati con osso bovino deproteinizzato (Bio-oss) associato a un preparato a base di solfato di calcio (Calmatrix), mentre gli alveoli post-estrattivi del gruppo CONTROLLO sono stati riempiti unicamente con osso bovino deproteinizzato. La procedura chirurgica ha previsto la copertura del materiale da innesto con una membrana in collagene riassorbibile. A distanza di 4 mesi, al momento del rientro chirurgico per il posizionamento degli impianti sono stati prelevati mediante fresa carotatrice dei campioni di tessuto rigenerato a livello degli alveoli innestati. Il materiale prelevato è stato successivamente processato per l’analisi istomorfometrica della quantità di osso cellulare, osso acellulare, spazi trabecolari, materiale residuo e presenza di tessuto fibroso. Risultati: l’analisi istomorfometrica dei 24 prelievi bioptici ha rilevato le seguenti percentuali statisticamente significative (P&lt;0.01): osso vitale 60 ±15.95% per il gruppo TEST e 31.7±7.18% per il gruppo CONTROLLO; osso acellulare 4.17±3.6% e 33.3±15.8% rispettivamente per il gruppo TEST e per il gruppo CONTROLLO. Conclusioni: il solfato di calcio da noi utilizzato addizionato a osso bovino deproteinizzato ha dimostrato, in maniera statisticamente significativa, di essere in grado di portare alla maggiore formazione di osso vitale  e ad una minor presenza di  osso acellulare rispetto al solo osso bovino deproteinizzato.</p>
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