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	<title>Studio dentistico associato Lombardo - Implantologia &#187; Parodontologia</title>
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	<description>Implantologia top in Italia</description>
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		<title>Stress e malattia parodontale: evidenziati i meccanismi causa-effetto.</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 20:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Molti studi scientifici hanno dimostrato che la depressione, l’ansia e lo stress sono ormai da considerarsi a tutti gli effetti come fattori di rischio per l’insorgere, lo sviluppo o la riacutizzazione della malattia parodontale.
Per capire quale sia il meccanismo alla base di questa correlazione  ci viene in aiuto un’interessante articolo apparso sul Journal of Periodontology [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1434" title="stres-291x300" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/stres-291x300-150x150.jpg" alt="stres-291x300" width="150" height="150" />Molti studi scientifici hanno dimostrato che la depressione, l’ansia e lo stress sono ormai da considerarsi a tutti gli effetti come fattori di rischio per l’insorgere, lo sviluppo o la riacutizzazione della malattia parodontale.<br />
Per capire quale sia il meccanismo alla base di questa correlazione  ci viene in aiuto un’interessante articolo apparso sul Journal of Periodontology che riporta i risultati di una revisione della letteratura relativa a tutte le pubblicazioni sull’argomento  a partire dal 1990.<br />
Tra tutti i lavori, quattordici erano quelli dedicati esclusivamente alla comprensione del rapporto diretto tra stati psicologici e abbassamento delle difese immunitarie con rilevanza a livello del cavo orale.</p>
<p>Lo stress è una fondamentale reazione dell’individuo che viene messa in gioco ogni giorno per far fronte a particolari situazioni, tuttavia quando questo “ momento psicologico “ si protrae nel tempo e diventa esagerato rispetto alla capacità di rielaborazione, nel soggetto interessato puo’ verificarsi un susseguirsi di risposte fisiologiche non positive.<br />
Da un’area del cervello chiamata ipotalamo iniziano ad essere rilasciati ormoni che a loro volta liberano corticotropina che stimola la corteccia surrenale a produrre glucocorticoidi.<br />
Questi ultimi sono i responsabili di una diminuzione dei linfociti, dei monociti e degli eosinofili circolanti con conseguente inibizione dell’accumulo di macrofagi, eosinofili e neutrofili nelle aree interessate dall’infiammazione dei tessuti parodontali.</p>
<p>Un altro aspetto importante da non trascurare è che gli stessi glucocorticoidi surrenalici inibiscono in modo significativo la produzione di immunoglobuline A che normalmente intervengono per combattere la colonizzazione dei distretti in questione da parte dei patogeni orali.<br />
Fondamentalmente si può quindi affermare che oltre agli aspetti psicologici in grado di abbassare il livello di attenzione verso l’igiene orale domiciliare quotidiana, le situazioni prolungate e severe di stress, ansia e depressione sono alla base di un diminuzione della risposta immunitaria che a livello orale si manifesta, soprattutto nei soggetti già colpiti da malattia parodontale, con una ripresa e nuovo vigore delle manifestazioni patologiche infiammatorie.</p>
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		<title>Chi soffre di parodontite può essere a &#8220;rischio diabete&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Mar 2010 08:59:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da ricercatori della Facoltà di Odontoiatria della New York University è stato recentemente pubblicato sul Journal of Public Health Dentistry uno studio statistico riguardante il legame diretto tra par odontopatie e diabete.
Sulla base dei dati forniti da un’indagine eseguita nel 2004 su 3000 soggetti tra adulti e bambini mirante a verificarne lo stato di salute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1523" title="diabete" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/diabete.jpg" alt="diabete" width="203" height="136" />Da ricercatori della Facoltà di Odontoiatria della New York University è stato recentemente pubblicato sul Journal of Public Health Dentistry uno studio statistico riguardante il legame diretto tra par odontopatie e diabete.</p>
<p>Sulla base dei dati forniti da un’indagine eseguita nel 2004 su 3000 soggetti tra adulti e bambini mirante a verificarne lo stato di salute generale in rapporto al tipo di nutrizione si è potuto estrapolare un dato allarmante : il 93% dei soggetti affetti da parodontite ( non trattata ) è da considerarsi a rischio elevato di diabete, mentre solo il 63% tra coloro che non sono parodontopatici.</p>
<p>Dalla stesa ricerca si è potuto apprendere che la presenza di malattia parodontale si accompagna spesso ad altri due fattori di rischio fondamentali per il diabete come un parente di primo grado  diabetico e l’ipertensione arteriosa.</p>
<p>La cosa interessante è che oltre la metà delle persone oggetto dello studio era stata nei dodici mesi precedenti visitata da un dentista o aveva ricevuto cure odontoiatriche. Questo la dice lunga su quanto sia importatnte il ruolo del dentista in generale e del parodontologo in particolare, suggerendo ai pazienti con questi fattori di rischio incrociati uno screening del diabete, nella prevenzione verso questa malattia e nel ridurre quindi il numero di casi non diagnosticati in tempo utile.</p>
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		<title>7° Convegno &#8211; L&#8217;igiene dentale nel giovane adulto</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Oct 2009 07:26:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 23 ottobre 2009 a Rovereto il  Prof. Giorgio Lombardo ha partecipato al convegno organizzato dal Corso di Laurea in Igiene Orale dell&#8217;Università degli Sudi di Verona sul tema dell&#8217;Igiene dentale nel giovane adulto con una relazione su &#8221; Le ripercussioni a livello parodontale dell&#8217;abuso di alcool, fumo e sostanze stupefacenti &#8220;.
Scarica il Programma del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì 23 ottobre 2009 a Rovereto il  Prof. Giorgio Lombardo ha partecipato al convegno organizzato dal Corso di Laurea in Igiene Orale dell&#8217;Università degli Sudi di Verona sul tema dell&#8217;Igiene dentale nel giovane adulto con una relazione su &#8221; <span style="color: #ff6600;"><strong>Le ripercussioni a livello parodontale dell&#8217;abuso di alcool, fumo e sostanze stupefacenti </strong></span>&#8220;.</p>
<p><a href="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/Programma-del-Convegno1.pdf" target="_self">Scarica il Programma del Convegno in formato pdf</a></p>
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		<title>Full mouth ultrasonic debridement e full mouth scaling and root planning debridement nell’approccio iniziale alle parodontiti croniche</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ LOMBARDO G,NICOLIS L, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G.
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.
Introduzione: scopo di questo lavoro è di valutare quale sia la tecnica più efficace nell’ambito di un approccio Full Mouth alla terapia iniziale della parodontite cronica fra la tecnica dello scaling root planing manuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <span style="color: #ff6600;">LOMBARDO G,</span></strong>NICOLIS L, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G.<strong><span style="color: #ff6600;"></span></strong><br />
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1077 alignleft" title="images2" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images21.jpg" alt="images2" width="90" height="150" />Introduzione: scopo di questo lavoro è di valutare quale sia la tecnica più efficace nell’ambito di un approccio Full Mouth alla terapia iniziale della parodontite cronica fra la tecnica dello scaling root planing manuale con curette e la tecnica della strumentazione sottogengivale con ultrasuoni, in un’unica seduta di un’ora. Materiali e metodi: allo studio hanno partecipato 39 pazienti selezionati sulla base di un quadro clinico di parodontite cronica generalizzata per un totale di 357 difetti con i seguenti criteri di inclusione: almeno 6 siti con sondaggio parodontale ≥ 5 mm, esclusi denti del giudizio o molari con forche di terzo grado; non essere stati sottoposti ad altre terapie parodontali da almeno 1 anno; non avere assunto antibiotici nei tre mesi precedenti l’inizio della ricerca; non presentare patologie sistemiche; non essere forti fumatori (&gt; 20 sig./die). I pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi: il Gruppo A è stato sottoposto ad un’unica seduta di full mouth ultrasonic debridment (FM-USD) mediante strumento meccanico ultrasonico piezoelettrico(EMS); il gruppo B è  stato trattato con un’unica seduta di strumentazione sottogengivale manuale (FM-SRP).di tutta la bocca mediante curette (Gracey) I parametri clinici valutati al tempo 0, a distanza di 1 mese, dopo 3mesi e dopo 6 mesi sono stati: la profondità di sondaggio (PPD), la posizione del margine gengivale (GM), il livello di attacco clinico (CAL), il full mouth visibile plaque index (FM-VPlI) e il full mouth bleeding on probing (FM-BoP). Risultati: a distanza di 6 mesi i dati clinici riscontrati nel Gruppo A si sono rivelati comparabili al Gruppo B; tuttavia il FM-BoP ha dato risultati migliori per il Gruppo A mentre il FM-VPlI ha dato risultati migliori nel Gruppo B. Conclusioni: la FM-USD può essere considerata un valido approccio alla terapia iniziale della parodontite cronica qualora il tempo a disposizione per la strumentazione sia limitato.</p>
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		<title>Il dente parodontalmente compromesso nei settori posteriori</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LOMBARDO G,TAVA P, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G, 
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.
Lo scopo del presente lavoro è quello di capire come la particolare anatomia radicolare dei molari influenzi il progredire della malattia parodontale e di individuare, grazie alla letteratura presente, quale sia la terapia più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #ff6600;">LOMBARDO G,</span></strong>TAVA P, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G, <strong></strong><br />
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1080" title="dettagli tasche infraossee - img002" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/dettagli-tasche-infraossee-img002.jpeg" alt="dettagli tasche infraossee - img002" width="200" height="134" />Lo scopo del presente lavoro è quello di capire come la particolare anatomia radicolare dei molari influenzi il progredire della malattia parodontale e di individuare, grazie alla letteratura presente, quale sia la terapia più efficace, nei diversi casi, nel trattamento dei molari parodontalmente compromessi. Le lesioni alle forcazioni sono un reperto di facile riscontro nella popolazione adulta. Tra queste, sono soprattutto le forche di II° grado profonde e quelle di III° grado a rappresentare il fattore di rischio maggiore per quanto riguarda la sopravvivenza  del dente. La prima prerogativa del trattamento dei denti con lesioni alle forcazioni è il controllo dell’infezione e della progressione della parodontite. Successivamente possono essere attuate diverse terapie correttive per eliminare o ridurre la lesione delle forcazioni. Nel caso di lesioni delle forcazioni profonde o passanti le opzioni terapeutiche parodontali che in letteratura danno percentuali di successo migliori sono le rizectomie, mentre non appare in grado di dare risultati soddisfacenti lo scaling a cielo aperto. Incerto è ancora il ruolo della Rigenerazione tissutale guidata quale mezzo per modificare le percentuali di sopravvivenza dei molari lesionati. In presenza di denti con prognosi complicata,  esigenze protesiche e di sufficienti spessori ossei potrebbe porsi l’alternativa dente-impianto. Tuttavia per quanto riguarda quest’ultima soluzione, il clinico deve tenere conto che nel paziente parodontale gli impianti presentano percentuali di sopravvivenza minori che nel sano e l’incidenza di complicanze è maggiore. La scelta clinica finale pertanto deve essere effettuata in base a una precisa analisi del singolo caso, valutando le esigenze e la storia clinica del paziente, le condizioni anatomiche e parodontali, e non ultima l’abilità dell’operatore nell’eseguire una determinata terapia.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Applicazione dell’emdogain nella terapia chirurgica dei difetti ossei verticali</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/10/applicazione-dell%e2%80%99emdogain-nella-terapia-chirurgica-dei-difetti-ossei-verticali.html</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 00:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LOMBARDO G,PAVAN R, CORROCHER G, CERVATO M, VOTZAKIS P,
13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 5-8 Aprile 2006.
Introduzione: scopo di questo studio è quello di valutare clinicamente e radiograficamente nel medio e lungo termine l’efficacia della Rigenerazione Biologicamente Indotta nel trattamento dei difetti verticali profondi.
Materiali e metodi: sono stati  selezionati un gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>LOMBARDO G,</strong></span>PAVAN R, CORROCHER G, CERVATO M, VOTZAKIS P,<br />
13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 5-8 Aprile 2006.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1082" title="images3" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images3.jpg" alt="images3" width="96" height="96" />Introduzione: scopo di questo studio è quello di valutare clinicamente e radiograficamente nel medio e lungo termine l’efficacia della Rigenerazione Biologicamente Indotta nel trattamento dei difetti verticali profondi.<br />
Materiali e metodi: sono stati  selezionati un gruppo di pazienti di età compresa tra i 19 e i 45 anni che presentavano difetti verticali con caratteristiche ben specifiche: sondaggio (PPD-iniz) &gt; 6mm; componente infraossea valutata radiograficamente &gt; 3mm; buon controllo di placca (indice di placca visibile (VPI)) &lt; 20%); indice di sanguinamento gengivale (GBI) &lt; 20% full-mouth; indice di placca (PLI) e Indice Gengivale (GI) compresi tra 0 e 1 a livello del sito da operare. I pazienti sono stati quindi suddivisi in 2 gruppi per un totale di 15 difetti ciascuno. Il primo gruppo (Gruppo A) è stato trattato con la tecnica della Rigenerazione Guidata dei Tessuti (GTR) mediante l’utilizzo di membrane in e-PTFE mentre il secondo gruppo (Gruppo B) è stato trattato con la tecnica della Rigenerazione Biologicamente Indotta  (IBR) mediante l’uso dell’Amelogenina. Sono stati raccolti e valutati i parametri clinici e radiografici preoperatori, a distanza di 1 e 6 anni.<br />
Risultati : dall’analisi dei dati forniti da questa nostra esperienza, e sostanzialmente in accordo con quanto riferito nei lavori presenti in letteratura, la Rigenerazione Tissutale Indotta per mezzo dell’Amelogenina appare essere una tecnica efficace e affidabile nel trattamento dei difetti verticali profondi.<br />
Conclusioni: la IBR con amelogenine ha dato risultati paragonabili per efficacia a quelli della GTR con membrane non riassorbibili e rappresenta una valida alternativa terapeutica nel trattamento dei difetti parodontali profondi.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L’ossigenoterapia iperbarica come trattamento non chirurgico delle parodontiti aggressive</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/10/l%e2%80%99ossigenoterapia-iperbarica-come-trattamento-non-chirurgico-delle-parodontiti-aggressive.html</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 00:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Porphyromonas gingivalis]]></category>
		<category><![CDATA[Prevotella intermedia]]></category>
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		<description><![CDATA[LOMBARDO G,GALASSINI S., NICOLIS L., SIGNORETTO C.
13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 5-8 Aprile 2006
Introduzione:  la parodontite è una patologia infettivo-infiammatoria multifattoriale che porta ad una progressiva distruzione di legamento parodontale, osso alveolare e cemento radicolare.
I fattori causali responsabili dell’insorgenza di tale patologia, insieme alla contemporanea presenza
di una predisposizione genetica individuale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>LOMBARDO G,</strong></span>GALASSINI S., NICOLIS L., SIGNORETTO C.<br />
<em>13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”</em>- Roma, 5-8 Aprile 2006</p>
<p>Introduzione:  l<img class="size-full wp-image-1084 alignleft" title="445" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/445.jpg" alt="445" width="250" height="190" />a parodontite è una patologia infettivo-infiammatoria multifattoriale che porta ad una progressiva distruzione di legamento parodontale, osso alveolare e cemento radicolare.<br />
I fattori causali responsabili dell’insorgenza di tale patologia, insieme alla contemporanea presenza<br />
di una predisposizione genetica individuale, sono rappresentati dai batteri anaerobi presenti nella placca dentale, quali Actinobacillus actinomycetemcomitans, Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia, Treponema denticola e Fusobacterium nucleatum. L’eliminazione o almeno la riduzione della presenza di tali batteri rappresenta secondo molti un presupposto cardine al mantenimento di una stabile condizione di salute parodontale. Scopo di questo lavoro è quello di valutare da un punto di vista clinico e microbiologico quale sia l’efficacia dell’Ossigenoterapia iperbarica da sola o in associazione allo SRP nel trattamento non chirurgico delle parodontiti aggressive. Materiali e metodi:  allo studio hanno partecipato 17 pazienti (12 maschi, 5 femmine), di età compresa fra i 30 e i 45 anni, selezionati sulla base della presenza di un quadro clinico di parodontite aggressiva generalizzata e di almeno due tasche parodontali controlaterali con sondaggio superiore o uguale a 6mm. Il protocollo di ricerca prevedeva che per ciascun paziente venissero raccolti i principali parametri clinici di partenza (t0), che venissero effettuati i prelievi per l’indagine microbiologica a livello di due siti controlaterali comparabili tra loro e che venissero sottoposti ad una seduta di SRP secondo un disegno “split mouth”. Successivamente i pazienti sono stati divisi in due gruppi: un gruppo test (Gruppo HBO2), che è stato sottoposto ad un ciclo di 10 sedute in HBO2, e un gruppo controllo (Gruppo no-HBO2), che non è sottoposto a tale trattamento. La raccolta dei parametri clinici ed i prelievi dei campioni batteriologici sono stati in seguito ripetuti anche a 2 settimane (twk2), che per i pazienti del Gruppo HBO2 coincideva con il termine del ciclo di sedute in camera iperbarica, a 1 mese (tmth1) e a 3 mesi (tmth3) da t0. Risultati: nell’ambito della nostra esperienza, in base alle variazioni di GI e tenendo presente che le condizioni di igiene orale erano sovrapponibili per tutti e quattro i gruppi, risulta che HBO2 è in grado, sia in associazione allo SRP (Gruppo G1) sia da sola (Gruppo G2), di ridurre drasticamente il quadro infiammatorio a livello di una lesione parodontale. Anche l’analisi dell’andamento delle modificazioni dei parametri clinici della profondità di tasca e del livello di attacco clinico hanno messo in evidenza come la HBO2 da sola o in associazione allo SRP sia in grado di dare risultati migliori rispetto al semplice SRP, soprattutto a 3 mesi. Infine, per quanto riguarda la REC il Gruppo G2 è risultato essere quello maggiormente in grado di mantenere stabile l’altezza del margine gengivale, mentre laddove è stato applicato lo SRP, Gruppo G1 e Gruppo G3, si è assistito comunque ad un progredire della recessione. I risultati clinici da noi riferiti a 2 settimane concordano con quelli riportati in letteratura nello stesso lasso di tempo. Inoltre è da rilevare come i risultati in essa riportati ad un anno depongano per una stabilità nel tempo del perdurare dei benefici effetti dell’ Ossigenoterapia, “trend” che sembra avvalorare anche i nostri risultati a 3 mesi. Tutto questo viene confermato dai dati microbiologici; infatti dall’analisi della letteratura emerge come l’insorgenza e la progressione della malattia parodontale sia da attribuirsi ad elevate quantità di batteri anaerobi produttori di collagenasi e come HBO2 uccida o inibisca tali batteri e sia in grado di inibire al tempo stesso la secrezione di collagenasi. I nostri risultati colturali mostrano che il numero di  anaerobi nel Gruppo G2 e soprattutto nel Gruppo G1 si riduce significativamente e che tali risultati positivi si rotraggono anche a 3 mesi. Ciò non accade invece per il Gruppo G3 dove il numero degli anaerobi si riduce a 2 settimane dal trattamento per poi tornare a 3 mesi ai valori iniziali. Conclusioni: dal punto di vista clinico questo studio ha mostrato che l’Ossigenoterapia iperbarica è in grado di rappresentare un valido ausilio allo SRP nel trattamento non chirurgico delle parodontiti aggressive.<br />
Questi eccellenti risultati sono stati anche confermati dal punto di vista microbiologico.</p>
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		<title>Confronto clinico statistico tra tre tecniche chirurgiche per la rigenerazione parodontale : casistica clinica e revisione della letteratura</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardo G,Urbani G,Bromo F, Vignoletti F, Corrocher G
Quintessenza Internazionale 2007: vol. 2, pp. 7-23
Introduzione: lo scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico-statistico 3 differenti tecniche chirurgiche per il trattamento dei difetti parodontali: la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di membrane non riassorbibili, la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong><strong>,</strong></span>Urbani G,Bromo F, Vignoletti F, Corrocher G<br />
Quintessenza Internazionale 2007: vol. 2, pp. 7-23</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1119" title="images04" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images04.jpg" alt="images04" width="169" height="127" />Introduzione: lo scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico-statistico 3 differenti tecniche chirurgiche per il trattamento dei difetti parodontali: la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di membrane non riassorbibili, la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di membrane riassorbibili e la Rigenerazione Tissutale Biologicamente Indotta (BITR) mediante l’utilizzo di Amelogenine (Emdogain®). Materiali e Metodi: sono stati selezionati 49 pazienti che presentavano difetti intraossei a 2-3 pareti con PPD iniziale ≥6mm, componente intraossea ≥3mm, buon controllo di placca (indice di placca visibile (VPI) ≤20%), indice di sanguinamento gengivale (GBI) ≤20% full-mouth, indice di placca (PLI) e indice gengivale (GI) compresi tra 0 e 1 a livello del sito da operare, per un totale di 54 difetti suddivisi in tre gruppi di trattamento. I difetti del gruppo A sono stati trattati con la tecnica della Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di una membrana non riassorbibile in e-PTFE; i difetti del gruppo B sono stati trattati con la tecnica della Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di una membrana riassorbibile in Polyglactina-910; i difetti del gruppo C sono stati trattati con le Amelogenine. Per ogni difetto sono state valutate a distanza di una anno la variazione del livello di attacco clinico (CAL-gain), la variazione della profondità di sondaggio (∆PPD), la variazione del margine gengivale(∆REC). Risultati: i difetti del gruppo A hanno dato i seguenti risultati, CAL-gain = 3.5 mm, ∆PPD = 4.8 mm, ∆REC = 1.3 mm; per quanto riguarda i difetti del gruppo B abbiamo ottenuto un CAL-gain = 3.4 mm, ∆PPD = 4.5 mm, ∆REC = 1.3 mm; i difetti del gruppo C hanno dato i seguenti risultati CAL-gain = 3.4 mm, ∆PPD = 4.2 mm, ∆REC = 0.8 mm. Conclusioni: dall’analisi dei dati da noi raccolti possiamo concludere che tutte e tre le tecniche chirurgiche hanno dato risultati sovrapponibili in termini di guadagno di attacco clinico. La Rigenerazione Biologicamente Indotta per mezzo delle Amelogenina si è dimostrata in grado di dare risultati migliori in termini di recessione post-operatoria se confrontata con la tecnica della GTR mediante l’utilizzo di membrane.</p>
<p><a href="../area-odontoiatri/corsi" target="_self">&gt; eventi correlati</a></p>
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		<title>L’Ossigeno Iperbarico a confronto con l’Antibioticoterapia sistemica nell’approccio iniziale alle parodontiti aggressive</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[analisi PCR]]></category>
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		<category><![CDATA[parodontite aggressiva]]></category>

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		<description><![CDATA[ Lombardo G, Signoretto C, Pardo A, Campanaro E, Corrocher G, Urbani G.
Quintessenza Internazionale 2009: vol. 3, pp. 5-16
Obiettivo: scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico e microbiologico mediante analisi PCR “real-time”, l’efficacia dell’antibioticoterapia sistemica e dell’ossigenoterapia iperbarica in associazione all’igiene orale professionale sottogengivale nell’approccio iniziale al trattamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong> Lombardo G</strong></span>, Signoretto C, Pardo A, Campanaro E, Corrocher G, Urbani G.<br />
Quintessenza Internazionale 2009: vol. 3, pp. 5-16</p>
<p>Obiettivo: scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico e microbiologico mediante analisi PCR “real-time”, l’efficacia dell’antibioticoterapia sistemica e dell’ossigenoterapia iperbarica in associazione all’igiene orale professionale sottogengivale nell’approccio iniziale al trattamento delle forme aggressive di parodontite.<br />
Materiali e metodi: Allo studio hanno partecipato 21 pazienti selezionati sulla base della presenza di un quadro clinico di parodontite aggressiva generalizzata. I pazienti sono stati successivamente suddivisi in tre gruppi di trattamento: il gruppo test A è stato trattato con terapia meccanica in associazione ad antibiotico terapia sistemica; il gruppo test B è stato trattato con terapia meccanica in associazione a ossigenoterapia iperbarica; il gruppo controllo è stato trattato invece con la sola igiene orale. Per ogni paziente è stato selezionato un sito monitorato per un periodo di tre mesi, che presentava PPD≥5 mm e sanguinamento al sondaggio per la raccolta sia i parametri clinici che microbiologici. L’analisi microbiologica è stata effettuata mediante PCR “real time” ricercando le seguenti specie batteriche: T.denticola, P.gingivalis e T.forsythia. Risultati: dal punto di vista clinico e microbiologico sia il gruppo test A che il gruppo test B hanno dato risultati statisticamente in termini di riduzione dell’infiammazione e di riduzione della carica microbica rispetto al gruppo controllo. Nel gruppo di soggetti trattati con ossigenoterapia iperbarica la riduzione iniziale di tali parametri è risultata essere costante nel tempo rispetto al gruppo A in cui si è assistito ad un progressivo peggioramento nel tempo. Conclusioni: entrambi i gruppi di trattamento sono risultati essere efficaci nel trattamento delle forme aggressive di parodontite rispetto al gruppo controllo. Tuttavia è da sottolineare come l’ossigeno iperbarico sembrerebbe inibire per un periodo di osservazione superiore a quello del presente studio sia la ripresa  dell’infiammazione che della ricolonizzazione dei siti parodontali.</p>
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		<title>Correzione chirurgica delle recessioni gengivali associate con lesioni cariose radicolari</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 20:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[carie radicolare]]></category>
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		<category><![CDATA[recessione gengivale]]></category>

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		<description><![CDATA[Lombardo G,Urbani G,Castellarin M, Santi E, Abitbol T.
Compend Contin Educ Dent. 1996 Apr;17(4):330-2, 334 passim; quiz 340.
In questa relazione clinica, sono presentati sei casi in cui la lesione cariosa della radice e la  recessione gengivale sono state trattate simultaneamente. E’ stato eseguito il  trattamento combinato di rimozione della carie, levigatura radicolare, e varie tecniche chirurgiche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #ff6600;">Lombardo G,</span></strong><strong>Urbani G<span style="color: #ff6600;"></span>,Castellarin M, Santi E, Abitbol T.</strong><br />
Compend Contin Educ Dent. 1996 Apr;17(4):330-2, 334 passim; quiz 340.</p>
<p>In questa relazione clinica, sono presentati sei casi in cui la lesione cariosa della radice e la  recessione gengivale sono state trattate simultaneamente. E’ stato eseguito il  trattamento combinato di rimozione della carie, levigatura radicolare, e varie tecniche chirurgiche per la copertura radicolare. Le procedure tradizionali, così come le procedure più recenti, come ad esempio guidare la rigenerazione dei tessuti, hanno mostrato risultati positivi.</p>
<p><a href="http://www.biomedexperts.com/Profile.bme/1456726/G_Urbani" target="_self">&gt; Leggi tutto l&#8217;Articolo</a></p>
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