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	<title>Studio dentistico associato Lombardo - Implantologia &#187; Nostre Pubblicazioni</title>
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	<description>Implantologia top in Italia</description>
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		<title>Eziopatogenesi e diagnosi dell’alitosi</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 21:42:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[LOMBARDO G,NICOLIS L, CORROCHER G,  BENEDETTI E, DEL FABBRO S
15° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 16-19 Aprile 2008.
Con i termini “foetor ex ore” o bromopnea o, più comunemente alito cattivo si intende generalmente l’odore sgradevole o spiacevole dell’aria emessa dal cavo orale.
Scopo di questo lavoro è quello di analizzare attraverso lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>LOMBARDO G</strong>,NICOLIS L, CORROCHER G,  BENEDETTI E, DEL FABBRO S<br />
15° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 16-19 Aprile 2008.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1391" title="imagess" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/imagess.jpg" alt="imagess" width="124" height="88" />Con i termini “foetor ex ore” o bromopnea o, più comunemente alito cattivo si intende generalmente l’odore sgradevole o spiacevole dell’aria emessa dal cavo orale.<br />
Scopo di questo lavoro è quello di analizzare attraverso lo studio della letteratura, quali siano i fattori eziopatogenetici dell’alitosi e quali siano gli esami clinici e di laboratorio che consentano all’operatore di fornire al paziente una corretta diagnosi.<br />
Il cavo orale è un’entità anatomo-funzionale con diverse funzioni e caratteristiche ecologiche, fisiologiche e cliniche, e prende parte strutturale e funzionale degli apparati respiratorio e digerente, di cui costituisce il tratto iniziale. Sarà quindi considerata un’entità parafisiologica e patologica a sé stante quando di origine strettamente orale, o un segno o sintomo quando espressione di eventi o patologie extraorali o sistemiche.<br />
Un’esaustiva revisione di Delanghe e coll attribuisce all’87% dei casi un’origine strettamente orale, il disturbo è infatti provocato nella maggior parte dei casi dalla presenza nell’aria espirata di composti volatili solforati (VSC), prodotti nel cavo orale da microrganismi in grado di metabolizzare residui alimentari e cellulari.<br />
Per una corretta diagnosi di alitosi sono stati proposti diversi mezzi, tra cui: l’autoesaminazione, la valutazione organolettica, che consiste nell’apprezzamento olfattivo da parte del clinico, l’utilizzo di Halimeter, che consente di misurare strumentalmente il contenuto di VSC aspirando l’aria proveniente dalla bocca o attraverso un tubicino, la gascromatografia, in grado di analizzare l’aria, la saliva incubata o liquido del solco gengivale, il microscopio in campo oscuro, il BANA-test ed infine, il naso elettronico.<br />
La diagnosi e la corretta identificazione delle cause permettono di stabilire con rapidità un trattamento appropriato per poter migliorare in breve tempo non solo le condizioni legate alla salute orale del paziente, ma anche agire favorevolmente sullo stato psicorelazionale del paziente</p>
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		<title>Full mouth ultrasonic debridement e full mouth scaling and root planning debridement nell’approccio iniziale alle parodontiti croniche</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:56:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ LOMBARDO G,NICOLIS L, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G.
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.
Introduzione: scopo di questo lavoro è di valutare quale sia la tecnica più efficace nell’ambito di un approccio Full Mouth alla terapia iniziale della parodontite cronica fra la tecnica dello scaling root planing manuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> <span style="color: #ff6600;">LOMBARDO G,</span></strong>NICOLIS L, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G.<strong><span style="color: #ff6600;"></span></strong><br />
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.</p>
<p><img class="size-full wp-image-1077 alignleft" title="images2" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images21.jpg" alt="images2" width="90" height="150" />Introduzione: scopo di questo lavoro è di valutare quale sia la tecnica più efficace nell’ambito di un approccio Full Mouth alla terapia iniziale della parodontite cronica fra la tecnica dello scaling root planing manuale con curette e la tecnica della strumentazione sottogengivale con ultrasuoni, in un’unica seduta di un’ora. Materiali e metodi: allo studio hanno partecipato 39 pazienti selezionati sulla base di un quadro clinico di parodontite cronica generalizzata per un totale di 357 difetti con i seguenti criteri di inclusione: almeno 6 siti con sondaggio parodontale ≥ 5 mm, esclusi denti del giudizio o molari con forche di terzo grado; non essere stati sottoposti ad altre terapie parodontali da almeno 1 anno; non avere assunto antibiotici nei tre mesi precedenti l’inizio della ricerca; non presentare patologie sistemiche; non essere forti fumatori (&gt; 20 sig./die). I pazienti sono stati suddivisi in 2 gruppi: il Gruppo A è stato sottoposto ad un’unica seduta di full mouth ultrasonic debridment (FM-USD) mediante strumento meccanico ultrasonico piezoelettrico(EMS); il gruppo B è  stato trattato con un’unica seduta di strumentazione sottogengivale manuale (FM-SRP).di tutta la bocca mediante curette (Gracey) I parametri clinici valutati al tempo 0, a distanza di 1 mese, dopo 3mesi e dopo 6 mesi sono stati: la profondità di sondaggio (PPD), la posizione del margine gengivale (GM), il livello di attacco clinico (CAL), il full mouth visibile plaque index (FM-VPlI) e il full mouth bleeding on probing (FM-BoP). Risultati: a distanza di 6 mesi i dati clinici riscontrati nel Gruppo A si sono rivelati comparabili al Gruppo B; tuttavia il FM-BoP ha dato risultati migliori per il Gruppo A mentre il FM-VPlI ha dato risultati migliori nel Gruppo B. Conclusioni: la FM-USD può essere considerata un valido approccio alla terapia iniziale della parodontite cronica qualora il tempo a disposizione per la strumentazione sia limitato.</p>
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		<title>La malattia perimplantare ad eziologia batterica: Terapia non chirurgica</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:49:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ G. LOMBARDO,S. ZEN, L. NICOLIS, E. CAMPANARO, 
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.
Le infezioni perimplantari ad eziologia batterica sono un’evenienza ormai di facile riscontro nella pratica clinica quotidiana. Scopo di questo lavoro è quello di delineare in base ai dati presenti in letteratura il ruolo della terapia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"> <strong>G. LOMBARDO,</strong></span>S. ZEN, L. NICOLIS, E. CAMPANARO,<span style="color: #ff6600;"> </span><br />
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.</p>
<p>Le infezioni perimplantari ad eziologia batterica sono un’evenienza ormai di facile riscontro nella pratica clinica quotidiana. Scopo di questo lavoro è quello di delineare in base ai dati presenti in letteratura il ruolo della terapia non chirurgica nel trattamento delle infezioni perimplantari. Le possibilità terapeutiche e i risultati clinici che l’approccio non chirurgico può offrire nel campo della terapia della malattia perimplantare sono diverse a seconda del quadro clinico che l’operatore deve affrontare: nel caso della mucosite l’approccio non chirurgico è in grado di dare una completa guarigione dei tessuti perimplantari; nella perimplantite invece, dove è presente il coinvolgimento del tessuto osseo perimplantare, tale approccio terapeutico può solamente portare alla risoluzione del quadro infiammatorio senza una completa “restitutio ad integrum”. L’igiene orale domiciliare è risultata essere di fondamentale importanza per la prevenzione dell’infiammazione e il mantenimento della salute dei tessuti molli attorno agli impianti. Tra i diversi strumenti valutati in letteratura, le curette in plastica, così come gli strumenti meccanici con punte rivestite in Teflon, si sono dimostrati in grado di rimuovere efficacemente placca e tartaro dalle superfici implantari. Tuttavia nel trattamento non chirurgico delle perimplantiti, curette e ultrasuoni non hanno dimostrato alcuna efficacia qualora non siano associati ad un presidio farmacologico topico o sistemico. Per quanto riguarda l’utilizzo del Vector,  gli Autori lo ritengono in grado di dare risultati superiori in termini di riduzione dei valori di infiammazione, rispetto alle curette. Risultati soddisfacenti sono stati ottenuti anche con il laser Er:YAG e CO2. Da questa analisi appare chiaro come l’igienista dentale svolga un compito di fondamentale importanza in termini di prevenzione e terapia delle infezioni perimplantari.</p>
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		<title>Il dente parodontalmente compromesso nei settori posteriori</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Oct 2009 15:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parodontologia]]></category>
		<category><![CDATA[lesioni alle forcazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Rigenerazione Tissutale Guidata]]></category>
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		<description><![CDATA[LOMBARDO G,TAVA P, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G, 
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.
Lo scopo del presente lavoro è quello di capire come la particolare anatomia radicolare dei molari influenzi il progredire della malattia parodontale e di individuare, grazie alla letteratura presente, quale sia la terapia più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #ff6600;">LOMBARDO G,</span></strong>TAVA P, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G, <strong></strong><br />
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1080" title="dettagli tasche infraossee - img002" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/dettagli-tasche-infraossee-img002.jpeg" alt="dettagli tasche infraossee - img002" width="200" height="134" />Lo scopo del presente lavoro è quello di capire come la particolare anatomia radicolare dei molari influenzi il progredire della malattia parodontale e di individuare, grazie alla letteratura presente, quale sia la terapia più efficace, nei diversi casi, nel trattamento dei molari parodontalmente compromessi. Le lesioni alle forcazioni sono un reperto di facile riscontro nella popolazione adulta. Tra queste, sono soprattutto le forche di II° grado profonde e quelle di III° grado a rappresentare il fattore di rischio maggiore per quanto riguarda la sopravvivenza  del dente. La prima prerogativa del trattamento dei denti con lesioni alle forcazioni è il controllo dell’infezione e della progressione della parodontite. Successivamente possono essere attuate diverse terapie correttive per eliminare o ridurre la lesione delle forcazioni. Nel caso di lesioni delle forcazioni profonde o passanti le opzioni terapeutiche parodontali che in letteratura danno percentuali di successo migliori sono le rizectomie, mentre non appare in grado di dare risultati soddisfacenti lo scaling a cielo aperto. Incerto è ancora il ruolo della Rigenerazione tissutale guidata quale mezzo per modificare le percentuali di sopravvivenza dei molari lesionati. In presenza di denti con prognosi complicata,  esigenze protesiche e di sufficienti spessori ossei potrebbe porsi l’alternativa dente-impianto. Tuttavia per quanto riguarda quest’ultima soluzione, il clinico deve tenere conto che nel paziente parodontale gli impianti presentano percentuali di sopravvivenza minori che nel sano e l’incidenza di complicanze è maggiore. La scelta clinica finale pertanto deve essere effettuata in base a una precisa analisi del singolo caso, valutando le esigenze e la storia clinica del paziente, le condizioni anatomiche e parodontali, e non ultima l’abilità dell’operatore nell’eseguire una determinata terapia.</p>
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		<title>Applicazione dell’emdogain nella terapia chirurgica dei difetti ossei verticali</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/10/applicazione-dell%e2%80%99emdogain-nella-terapia-chirurgica-dei-difetti-ossei-verticali.html</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 00:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Parodontologia]]></category>
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		<description><![CDATA[LOMBARDO G,PAVAN R, CORROCHER G, CERVATO M, VOTZAKIS P,
13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 5-8 Aprile 2006.
Introduzione: scopo di questo studio è quello di valutare clinicamente e radiograficamente nel medio e lungo termine l’efficacia della Rigenerazione Biologicamente Indotta nel trattamento dei difetti verticali profondi.
Materiali e metodi: sono stati  selezionati un gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>LOMBARDO G,</strong></span>PAVAN R, CORROCHER G, CERVATO M, VOTZAKIS P,<br />
13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 5-8 Aprile 2006.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1082" title="images3" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images3.jpg" alt="images3" width="96" height="96" />Introduzione: scopo di questo studio è quello di valutare clinicamente e radiograficamente nel medio e lungo termine l’efficacia della Rigenerazione Biologicamente Indotta nel trattamento dei difetti verticali profondi.<br />
Materiali e metodi: sono stati  selezionati un gruppo di pazienti di età compresa tra i 19 e i 45 anni che presentavano difetti verticali con caratteristiche ben specifiche: sondaggio (PPD-iniz) &gt; 6mm; componente infraossea valutata radiograficamente &gt; 3mm; buon controllo di placca (indice di placca visibile (VPI)) &lt; 20%); indice di sanguinamento gengivale (GBI) &lt; 20% full-mouth; indice di placca (PLI) e Indice Gengivale (GI) compresi tra 0 e 1 a livello del sito da operare. I pazienti sono stati quindi suddivisi in 2 gruppi per un totale di 15 difetti ciascuno. Il primo gruppo (Gruppo A) è stato trattato con la tecnica della Rigenerazione Guidata dei Tessuti (GTR) mediante l’utilizzo di membrane in e-PTFE mentre il secondo gruppo (Gruppo B) è stato trattato con la tecnica della Rigenerazione Biologicamente Indotta  (IBR) mediante l’uso dell’Amelogenina. Sono stati raccolti e valutati i parametri clinici e radiografici preoperatori, a distanza di 1 e 6 anni.<br />
Risultati : dall’analisi dei dati forniti da questa nostra esperienza, e sostanzialmente in accordo con quanto riferito nei lavori presenti in letteratura, la Rigenerazione Tissutale Indotta per mezzo dell’Amelogenina appare essere una tecnica efficace e affidabile nel trattamento dei difetti verticali profondi.<br />
Conclusioni: la IBR con amelogenine ha dato risultati paragonabili per efficacia a quelli della GTR con membrane non riassorbibili e rappresenta una valida alternativa terapeutica nel trattamento dei difetti parodontali profondi.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>L’ossigenoterapia iperbarica come trattamento non chirurgico delle parodontiti aggressive</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/10/l%e2%80%99ossigenoterapia-iperbarica-come-trattamento-non-chirurgico-delle-parodontiti-aggressive.html</link>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 00:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli e Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Nostre Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Parodontologia]]></category>
		<category><![CDATA[Actinobacillus actinomycetemcomitans]]></category>
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		<category><![CDATA[Fusobacterium nucleatum]]></category>
		<category><![CDATA[ossigenoterapia iperbarica]]></category>
		<category><![CDATA[parodontite]]></category>
		<category><![CDATA[Porphyromonas gingivalis]]></category>
		<category><![CDATA[Prevotella intermedia]]></category>
		<category><![CDATA[Treponema denticola]]></category>

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		<description><![CDATA[LOMBARDO G,GALASSINI S., NICOLIS L., SIGNORETTO C.
13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 5-8 Aprile 2006
Introduzione:  la parodontite è una patologia infettivo-infiammatoria multifattoriale che porta ad una progressiva distruzione di legamento parodontale, osso alveolare e cemento radicolare.
I fattori causali responsabili dell’insorgenza di tale patologia, insieme alla contemporanea presenza
di una predisposizione genetica individuale, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>LOMBARDO G,</strong></span>GALASSINI S., NICOLIS L., SIGNORETTO C.<br />
<em>13° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”</em>- Roma, 5-8 Aprile 2006</p>
<p>Introduzione:  l<img class="size-full wp-image-1084 alignleft" title="445" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/445.jpg" alt="445" width="250" height="190" />a parodontite è una patologia infettivo-infiammatoria multifattoriale che porta ad una progressiva distruzione di legamento parodontale, osso alveolare e cemento radicolare.<br />
I fattori causali responsabili dell’insorgenza di tale patologia, insieme alla contemporanea presenza<br />
di una predisposizione genetica individuale, sono rappresentati dai batteri anaerobi presenti nella placca dentale, quali Actinobacillus actinomycetemcomitans, Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia, Treponema denticola e Fusobacterium nucleatum. L’eliminazione o almeno la riduzione della presenza di tali batteri rappresenta secondo molti un presupposto cardine al mantenimento di una stabile condizione di salute parodontale. Scopo di questo lavoro è quello di valutare da un punto di vista clinico e microbiologico quale sia l’efficacia dell’Ossigenoterapia iperbarica da sola o in associazione allo SRP nel trattamento non chirurgico delle parodontiti aggressive. Materiali e metodi:  allo studio hanno partecipato 17 pazienti (12 maschi, 5 femmine), di età compresa fra i 30 e i 45 anni, selezionati sulla base della presenza di un quadro clinico di parodontite aggressiva generalizzata e di almeno due tasche parodontali controlaterali con sondaggio superiore o uguale a 6mm. Il protocollo di ricerca prevedeva che per ciascun paziente venissero raccolti i principali parametri clinici di partenza (t0), che venissero effettuati i prelievi per l’indagine microbiologica a livello di due siti controlaterali comparabili tra loro e che venissero sottoposti ad una seduta di SRP secondo un disegno “split mouth”. Successivamente i pazienti sono stati divisi in due gruppi: un gruppo test (Gruppo HBO2), che è stato sottoposto ad un ciclo di 10 sedute in HBO2, e un gruppo controllo (Gruppo no-HBO2), che non è sottoposto a tale trattamento. La raccolta dei parametri clinici ed i prelievi dei campioni batteriologici sono stati in seguito ripetuti anche a 2 settimane (twk2), che per i pazienti del Gruppo HBO2 coincideva con il termine del ciclo di sedute in camera iperbarica, a 1 mese (tmth1) e a 3 mesi (tmth3) da t0. Risultati: nell’ambito della nostra esperienza, in base alle variazioni di GI e tenendo presente che le condizioni di igiene orale erano sovrapponibili per tutti e quattro i gruppi, risulta che HBO2 è in grado, sia in associazione allo SRP (Gruppo G1) sia da sola (Gruppo G2), di ridurre drasticamente il quadro infiammatorio a livello di una lesione parodontale. Anche l’analisi dell’andamento delle modificazioni dei parametri clinici della profondità di tasca e del livello di attacco clinico hanno messo in evidenza come la HBO2 da sola o in associazione allo SRP sia in grado di dare risultati migliori rispetto al semplice SRP, soprattutto a 3 mesi. Infine, per quanto riguarda la REC il Gruppo G2 è risultato essere quello maggiormente in grado di mantenere stabile l’altezza del margine gengivale, mentre laddove è stato applicato lo SRP, Gruppo G1 e Gruppo G3, si è assistito comunque ad un progredire della recessione. I risultati clinici da noi riferiti a 2 settimane concordano con quelli riportati in letteratura nello stesso lasso di tempo. Inoltre è da rilevare come i risultati in essa riportati ad un anno depongano per una stabilità nel tempo del perdurare dei benefici effetti dell’ Ossigenoterapia, “trend” che sembra avvalorare anche i nostri risultati a 3 mesi. Tutto questo viene confermato dai dati microbiologici; infatti dall’analisi della letteratura emerge come l’insorgenza e la progressione della malattia parodontale sia da attribuirsi ad elevate quantità di batteri anaerobi produttori di collagenasi e come HBO2 uccida o inibisca tali batteri e sia in grado di inibire al tempo stesso la secrezione di collagenasi. I nostri risultati colturali mostrano che il numero di  anaerobi nel Gruppo G2 e soprattutto nel Gruppo G1 si riduce significativamente e che tali risultati positivi si rotraggono anche a 3 mesi. Ciò non accade invece per il Gruppo G3 dove il numero degli anaerobi si riduce a 2 settimane dal trattamento per poi tornare a 3 mesi ai valori iniziali. Conclusioni: dal punto di vista clinico questo studio ha mostrato che l’Ossigenoterapia iperbarica è in grado di rappresentare un valido ausilio allo SRP nel trattamento non chirurgico delle parodontiti aggressive.<br />
Questi eccellenti risultati sono stati anche confermati dal punto di vista microbiologico.</p>
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		<title>Grande Rialzo di Seno utilizzando un nuovo osso omologo di banca ( DFDBA ): presentazione di due casi.</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Oct 2009 23:58:23 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lombardo G, Corrocher G, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF
Quintessenza Internazionale 2004: vol. 2 , pp. 5-15
Obiettivo di questo lavoro è testare le proprietà cliniche e istologiche di un osso autologo di banca (DFDBA) costituito da frammenti di osso corticale spongioso dispersi in un veicolo biologico termoplastico. Nei due casi clinici presentati il materiale, utilizzato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong></span>, Corrocher G, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF<br />
Quintessenza Internazionale 2004: vol. 2 , pp. 5-15</p>
<p>Obiettivo di questo lavoro è testare le proprietà cliniche e istologiche di un osso autologo di banca (DFDBA) costituito da frammenti di osso corticale spongioso dispersi in un veicolo biologico termoplastico. Nei due casi clinici presentati il materiale, utilizzato per effettuare un rialzo del seno mascellare, si è dimostrato funzionale ed efficace, con buone capacità osteoinduttive. L’osso neoformato però è spongioso e di qualità non eccezionale. Sono quindi necessari studi più approfonditi per verificarne l’effettiva validità.</p>
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		<title>Confronto clinico statistico tra tre tecniche chirurgiche per la rigenerazione parodontale : casistica clinica e revisione della letteratura</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:58:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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Quintessenza Internazionale 2007: vol. 2, pp. 7-23
Introduzione: lo scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico-statistico 3 differenti tecniche chirurgiche per il trattamento dei difetti parodontali: la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di membrane non riassorbibili, la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong><strong>,</strong></span>Urbani G,Bromo F, Vignoletti F, Corrocher G<br />
Quintessenza Internazionale 2007: vol. 2, pp. 7-23</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1119" title="images04" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images04.jpg" alt="images04" width="169" height="127" />Introduzione: lo scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico-statistico 3 differenti tecniche chirurgiche per il trattamento dei difetti parodontali: la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di membrane non riassorbibili, la Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di membrane riassorbibili e la Rigenerazione Tissutale Biologicamente Indotta (BITR) mediante l’utilizzo di Amelogenine (Emdogain®). Materiali e Metodi: sono stati selezionati 49 pazienti che presentavano difetti intraossei a 2-3 pareti con PPD iniziale ≥6mm, componente intraossea ≥3mm, buon controllo di placca (indice di placca visibile (VPI) ≤20%), indice di sanguinamento gengivale (GBI) ≤20% full-mouth, indice di placca (PLI) e indice gengivale (GI) compresi tra 0 e 1 a livello del sito da operare, per un totale di 54 difetti suddivisi in tre gruppi di trattamento. I difetti del gruppo A sono stati trattati con la tecnica della Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di una membrana non riassorbibile in e-PTFE; i difetti del gruppo B sono stati trattati con la tecnica della Rigenerazione Tissutale Guidata (GTR) mediante l’utilizzo di una membrana riassorbibile in Polyglactina-910; i difetti del gruppo C sono stati trattati con le Amelogenine. Per ogni difetto sono state valutate a distanza di una anno la variazione del livello di attacco clinico (CAL-gain), la variazione della profondità di sondaggio (∆PPD), la variazione del margine gengivale(∆REC). Risultati: i difetti del gruppo A hanno dato i seguenti risultati, CAL-gain = 3.5 mm, ∆PPD = 4.8 mm, ∆REC = 1.3 mm; per quanto riguarda i difetti del gruppo B abbiamo ottenuto un CAL-gain = 3.4 mm, ∆PPD = 4.5 mm, ∆REC = 1.3 mm; i difetti del gruppo C hanno dato i seguenti risultati CAL-gain = 3.4 mm, ∆PPD = 4.2 mm, ∆REC = 0.8 mm. Conclusioni: dall’analisi dei dati da noi raccolti possiamo concludere che tutte e tre le tecniche chirurgiche hanno dato risultati sovrapponibili in termini di guadagno di attacco clinico. La Rigenerazione Biologicamente Indotta per mezzo delle Amelogenina si è dimostrata in grado di dare risultati migliori in termini di recessione post-operatoria se confrontata con la tecnica della GTR mediante l’utilizzo di membrane.</p>
<p><a href="../area-odontoiatri/corsi" target="_self">&gt; eventi correlati</a></p>
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		<title>Utilizzo di impianti corti nelle riabilitazioni dei settori posteriori : risultati preliminari</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:50:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Lombardo G, Corrocher G, Russo A, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF
Quintessenza Internazionale 2008: vol. 5, pp 25-42
Scopo di questo lavoro è stato quello di valutare la stabilità al momento del posizionamento delle viti di guarigione di impianti a superficie sinterizzata di dimensioni pari a 5&#215;5 mm. Allo studio hanno partecipato 20 pazienti di età [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong></span>, Corrocher G, Russo A, Trevisiol L, Urbani U, Nocini PF<br />
Quintessenza Internazionale 2008: vol. 5, pp 25-42</p>
<p><img class="size-full wp-image-1090 alignleft" title="DSC_2486 copia" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/DSC_2486-copia1.JPG" alt="DSC_2486 copia" width="300" height="220" />Scopo di questo lavoro è stato quello di valutare la stabilità al momento del posizionamento delle viti di guarigione di impianti a superficie sinterizzata di dimensioni pari a 5&#215;5 mm. Allo studio hanno partecipato 20 pazienti di età compresa tra i 40 e i 70 anni, parzialmente edentuli nei settori laterali della mandibola e/o del mascellare superiore. Le aree edentule dovevano presentare un grave riassorbimento osseo in senso verticale cosicché la mandibola doveva presentare uno spessore osseo ≥ 6mm e una distanza tra la cresta ossea e nervo alveolare (AC- NAI) ≤ 7mm, e il mascellare superiore una distanza tra il margine crestale e il pavimento del seno mascellare (AC-SF) compresa tra 3mm &#8211; 6mm.. Gli impianti utilizzati nel nostro studio sono stati gli Endopore Dental System a superficie porosa sinterizzata di diametro pari a 5mm e lunghezza pari a 5mm con 1 mm di collare macchinato liscio, di forma tronco-conica con un design che ne permette l’inserimento a pressione ad esagono esterno. Nel corso di questo studio sono stati inseriti complessivamente 32 impianti di cui,  16 nel mascellare superiore (8 con la tecnica di compattazione laterale mediante osteotomi e 8 impianti nel mascellare superiore per mezzo di osteotomi secondo la tecnica di minirialzo del seno mascellare secondo Summers) e 16 nella mandibola per mezzo di frese. Al momento della vite di guarigione, è stato valutato il valore di stabilità implantare attraverso l’analisi della frequenza di risonanza (RFA) con l’apparecchiatura Osstell. Dai valori di stabilità ottenuti abbiamo potuto concludere che questo particolare tipo di impianti sembra essere in grado di fornire al momento del rientro chirurgico ottimi livelli di osteointegrazione sia nel mascellare che nella mandibola. In situazioni di estremo riassorbimento crestale dove è stato necessario eseguire consensualmente al posizionamento dell’impianto, un mini rialzo di seno, i livelli di stabilità implantare hanno dimostrato delle forti oscillazioni da caso a caso, per cui il grado di affidabilità di questo tipo di soluzione resta ancora incerto.</p>
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		<title>L’Ossigeno Iperbarico a confronto con l’Antibioticoterapia sistemica nell’approccio iniziale alle parodontiti aggressive</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2009 06:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[parodontite]]></category>
		<category><![CDATA[parodontite aggressiva]]></category>

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		<description><![CDATA[ Lombardo G, Signoretto C, Pardo A, Campanaro E, Corrocher G, Urbani G.
Quintessenza Internazionale 2009: vol. 3, pp. 5-16
Obiettivo: scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico e microbiologico mediante analisi PCR “real-time”, l’efficacia dell’antibioticoterapia sistemica e dell’ossigenoterapia iperbarica in associazione all’igiene orale professionale sottogengivale nell’approccio iniziale al trattamento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #ff6600;"><strong> Lombardo G</strong></span>, Signoretto C, Pardo A, Campanaro E, Corrocher G, Urbani G.<br />
Quintessenza Internazionale 2009: vol. 3, pp. 5-16</p>
<p>Obiettivo: scopo del presente lavoro è quello di confrontare da un punto di vista clinico e microbiologico mediante analisi PCR “real-time”, l’efficacia dell’antibioticoterapia sistemica e dell’ossigenoterapia iperbarica in associazione all’igiene orale professionale sottogengivale nell’approccio iniziale al trattamento delle forme aggressive di parodontite.<br />
Materiali e metodi: Allo studio hanno partecipato 21 pazienti selezionati sulla base della presenza di un quadro clinico di parodontite aggressiva generalizzata. I pazienti sono stati successivamente suddivisi in tre gruppi di trattamento: il gruppo test A è stato trattato con terapia meccanica in associazione ad antibiotico terapia sistemica; il gruppo test B è stato trattato con terapia meccanica in associazione a ossigenoterapia iperbarica; il gruppo controllo è stato trattato invece con la sola igiene orale. Per ogni paziente è stato selezionato un sito monitorato per un periodo di tre mesi, che presentava PPD≥5 mm e sanguinamento al sondaggio per la raccolta sia i parametri clinici che microbiologici. L’analisi microbiologica è stata effettuata mediante PCR “real time” ricercando le seguenti specie batteriche: T.denticola, P.gingivalis e T.forsythia. Risultati: dal punto di vista clinico e microbiologico sia il gruppo test A che il gruppo test B hanno dato risultati statisticamente in termini di riduzione dell’infiammazione e di riduzione della carica microbica rispetto al gruppo controllo. Nel gruppo di soggetti trattati con ossigenoterapia iperbarica la riduzione iniziale di tali parametri è risultata essere costante nel tempo rispetto al gruppo A in cui si è assistito ad un progressivo peggioramento nel tempo. Conclusioni: entrambi i gruppi di trattamento sono risultati essere efficaci nel trattamento delle forme aggressive di parodontite rispetto al gruppo controllo. Tuttavia è da sottolineare come l’ossigeno iperbarico sembrerebbe inibire per un periodo di osservazione superiore a quello del presente studio sia la ripresa  dell’infiammazione che della ricolonizzazione dei siti parodontali.</p>
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