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	<title>Studio dentistico associato Lombardo - Implantologia &#187; Ricerca e Sperimentazione</title>
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	<description>Implantologia top in Italia</description>
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		<title>Più numerosi i batteri del cavo orale più aumentano i rischi per il cuore.</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2009 08:37:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Al Meeting 2009 della International Association for Dental Resarch di Miami, uno studio condotto dall’Università di Buffalo approfondisce il nesso tra i patogeni del parodonto e il rischio di cardiopatie.
Lo studio ha coinvolto 386 pazienti di entrambi i sessi e di età compresa tra i 35 e i 69 anni che hanno affrontato un attacco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1414" title="meeting" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/meeting.jpg" alt="meeting" width="163" height="170" />Al Meeting 2009 della International Association for Dental Resarch di Miami, uno studio condotto dall’Università di Buffalo approfondisce il nesso tra i patogeni del parodonto e il rischio di cardiopatie.<br />
Lo studio ha coinvolto 386 pazienti di entrambi i sessi e di età compresa tra i 35 e i 69 anni che hanno affrontato un attacco cardiaco, più 800 controlli.<br />
L’analisi microbiologica di placca dentaria ha evidenziato un legame significativo della Tannerella Forsynthesis e della Preventella Intermedia con gli eventi cardiaci.<br />
Sembra però che il rischio sia più legato al carico batterico complessivo che al tipo di batteri.<br />
In altre parole più elevato è il numero di patogeni nel cavo orale più cresce il rischio per il cuore.</p>
<p>Corriere Medico – Odontoiatria</p>
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		<title>Comparazione costo/efficacia a lungo termine tra impianto singolo e ponte tradizionale nella sostituzione del dente perso.</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 19:29:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso di fronte alla necessità di sostituire il singolo dente, sia quello mancante da tempo che quello destinato ad essere estratto perché non più recuperabile, ci viene chiesto quale sia la soluzione più giusta e corretta per la sua sostituzione: l&#8217;implantologia o la protesi tradizionale ?
Per eseguire il ponte tradizionale cosiddetto &#8221; a tre elementi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1297" title="immag" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/immag.jpeg" alt="immag" width="213" height="206" />Spesso di fronte alla necessità di sostituire il singolo dente, sia quello mancante da tempo che quello destinato ad essere estratto perché non più recuperabile, ci viene chiesto quale sia la soluzione più giusta e corretta per la sua sostituzione: l&#8217;implantologia o la protesi tradizionale ?<br />
Per eseguire il ponte tradizionale cosiddetto &#8221; a tre elementi &#8220;, in cui quello centrale o pontic è il dente finto in sostituzione di quello mancante mentre gli altri due ad esso connessi sono in realtà due corone che vanno a cementarsi sugli elementi vicini, si deve procedere alla preparazione o &#8221; limatura &#8221; appunto di due denti che non necessariamente ne hanno bisogno, ma che anzi spesso sono assolutamente sani.<br />
Al contrario per sostituire il dente perso con un singolo impianto non vengono minimamente &#8221; toccati &#8221; altri denti, ma semplicemente viene inserita nell&#8217;osso una fixture in titanio che sopporta in toto il dente artificiale.</p>
<p>Fermo restando quind il concetto che da un punto di vista squisitamente clinico è ovvio quanto sia più vantaggioso seguire in questi casi l&#8217;iter implantologico, per quanto riguarda le considerazioni invece di tipo economico ci viene in aiuto un interessante studio a lungo termine eseguito da un gruppo di ricercatori francesi e pubblicato recentemente sulla rivista internazionale Clinical Oral Implant Research.<span> </span></p>
<p>&#8221; Cost-effectiveness modeling of dental implant vs bridge &#8221; è il titolo della pubblicazione che riferisce i risultati a venti anni, quindi decisamente a lungo termine, sulla convenienza economica per il paziente relativamente a queste due scelte terapeutiche.</p>
<p>Senza considerare i costi delle precedenti eventuali terapie ricostruttive a volte necessarie per i denti contigui pilastri del ponte nè quelli per eventuali terapie osteocorrettive preimplantari, si sono presi quindi in considerazone solo siuazioni paritetiche ideali dove per la protesi tradizionale si avevano a disposizione in partenza denti contigui perfettamente sani e per l&#8217;implantologia invece osso abbondante in altezza e spessore.<br />
L&#8217;analisi, prendendo in considerazione tutte le variabili operative e riabilitative, ha evidenziato che, a fronte di costi iniziali che per l&#8217;esecuzione del ponte tradizionale possono raggiungere i 3000 Euro mentre per l&#8217;impianto singolo con moncone e corona definitiva i 3500 Euro, quello che è interessante sottolineare sono i differenti  &#8221; costi di gestione/manutenzione &#8221; tra le due metodiche terapeuche.</p>
<p>Mentre per la protesi tradizionale la media costi per paziente dopo venti anni è di 4385±2629 Euro (minimo:1850 Euro; massimo: 17267 Euro) con il 69% di successo, la stessa media per la protesi su impianto risulta invece essere di 3517±1338 Euro (minimo:1990 Euro; massimo: 10221 Euro) con 92% di successo.</p>
<p>Lo studio si conclude affermando che la relazione tra la media dei costi e l&#8217;efficacia delle due metodologie riabilitative depone a favore per una scelta implantologica anche da un punto di vista puramente economico.</p>
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		<title>L’obesità è fattore di rischio per le malattie parodontali.</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/10/l%e2%80%99-obesita-e-fattore-di-rischio-per-le-malattie-parodontali.html</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2009 08:27:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Evidenti correlazioni sono state dimostrate tra l’ Obesità e Malattie Parodontali.
Lo studio durato 7 anni dal 1996 al 2002 è stato condotto da parte dell’ Health Professional Follow-UP Study dell’ Harvard School unitamente all’University of Puerto  Rico sui dati di oltre 36 mila pazienti che inizialmente non presentavano problemi parodontali.  Il protocollo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-1111 alignleft" title="images09" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images09.jpg" alt="images09" width="99" height="124" />Evidenti correlazioni sono state dimostrate tra l’ Obesità e Malattie Parodontali.<br />
Lo studio durato 7 anni dal 1996 al 2002 è stato condotto da parte dell’ Health Professional Follow-UP Study dell’ Harvard School unitamente all’University of Puerto  Rico sui dati di oltre 36 mila pazienti che inizialmente non presentavano problemi parodontali.  Il protocollo di ricerca utilizzato ha previsto il rilevamento della statura all’inizio dell’indagine mentre ogni due anni sono stati monitorati peso, misurazione della circonferenza addominale ed evoluzione di malattie parodontali.<br />
Il risultato più eclatante è stato raggiunto con la dimostrazione che il Body Mass Index superiore ai 30 Kg/mq,  che rappresenta lo stato di obesità, si lega ad una crescita del 25-29 per cento di rischio di malattia parodontale. Lo stesso dicasi per quanto concerne il rapporto con l’eccessiva  circonferenza addominale definita obesità centrale.  Agli stessi risultati si è giunti nei gruppi riguardanti i non diabetici e non fumatori. E’ questo la prima indagine scientifica a largo raggio e protratta per un tempo così lungo che dimostra una non del tutto scontata responsabilità dell’obesità come fattore di rischio per la malattia parodontale.</p>
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		<title>Aumento localizzato di cresta con innesti chin e pins riassorbibili : case report.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:59:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardo G,Urbani G,Santi E, Tarnow D.
Int J Periodontics Restorative Dent. 1998 Aug;18(4):363-75.
Abstract : Sei innesti a blocchi raccolti dalla sinfisi mandibolare sono stati utilizzati per aumentare le creste parzialmente atrofizzate.
Tre difetti mascellari e mandibolari sono stati trattati in cinque pazienti. Innesti di osso autologo dal mento sono stati stabilizzati nei siti destinatari con spilli e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #ff6600;">Lombardo G,</span></strong>Urbani G,Santi E, Tarnow D.<br />
<span style="color: #ff6600;">Int J Periodontics Restorative Dent. 1998 Aug;18(4):363-75.</span></p>
<p><img class="size-full wp-image-1117 alignleft" title="images05" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images05.jpg" alt="images05" width="88" height="88" />Abstract : Sei innesti a blocchi raccolti dalla sinfisi mandibolare sono stati utilizzati per aumentare le creste parzialmente atrofizzate.<br />
Tre difetti mascellari e mandibolari sono stati trattati in cinque pazienti. Innesti di osso autologo dal mento sono stati stabilizzati nei siti destinatari con spilli e e non sono stati utilizzate membrane riassorbibili nel corso degli innesti. Le guarigioni procedettero senza complicazioni. Dopo tre, quattro mesi la superficie esterna corticale degli innesti veniva progressivamente riassorbita ed i profili dei perni sporgevano da sotto il tessuto mucoso che copriva le aree aumentata. Tuttavia, i perni non hanno mai perforato il tessuto e sono stati riassorbiti macroscopicamente entro 4 a 6 mesi. A 6 mesi la zona trattata ha mostrato un importante aumento di  cresta e durante l’eposizione chirurgica della fase due sono stati rilevati i resti dei fori sulla superficie esterna dei difetti riparati. La valutazione radiografica degli innesti a blocco è stato effettuato a 3 e 6 mesi e campioni istologici sono stati ottenuti a 6 mesi. I campioni hanno mostrato un riassorbimento dei pins  incompleto e relativo incapsulamento. Una grave reazione da corpo estraneo è stata rilevata in un caso. La presenza di una matrice ossea acellulare in alcune sezioni e di un modello di osso normale con un componente cellulare negli altri è stata una constatazione coerente .<br />
Impianti endoossei ITI sono stati collocati con un eccellente stabilità primaria in tutti i casi trattati.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12693423" target="_self">&gt; Leggi tutto l&#8217; Articolo</a></p>
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		<title>Osteogenesi mediante distrazione ossea mandibolare verticale ed effettiva rigenerazione ossea: un case report.</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:11:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Urbani G, Lombardo G, Santi E, Consolo U.
Int J Periodontics Restorative Dent. 1999 Aug;19(4):321-31.
In questo caso è presentata la relazione su una tecnica chirurgica per l&#8217;aumento osseo verticale. La procedura, eseguita in una donna di 30 anni con una cresta alveolare atrofizzata  nella parte anteriore della mandibola, si basa sul concetto biologico di  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Urbani G, <span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong></span>, Santi E, Consolo U.<br />
<span style="color: #ff6600;">Int J Periodontics Restorative Dent. 1999 Aug;19(4):321-31.</span></p>
<p><img class="size-full wp-image-1113 alignleft" title="images08" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images08.jpg" alt="images08" width="102" height="102" /><img class="alignleft size-full wp-image-1114" title="images07" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images07.jpg" alt="images07" width="101" height="102" /><img class="alignleft size-full wp-image-1115" title="images06" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images06.jpg" alt="images06" width="101" height="102" />In questo caso è presentata la relazione su una tecnica chirurgica per l&#8217;aumento osseo verticale. La procedura, eseguita in una donna di 30 anni con una cresta alveolare atrofizzata  nella parte anteriore della mandibola, si basa sul concetto biologico di  osteogenesi a mezzo distrazione già introdotto in chirurgia ortopedica e maxillofacciale. Dopo la elevazione di un full-flap è stato eseguita una osteotomia orizzontale a tutto spessore 7 / 8 mm dalla sommità della cresta. Due osteotomie verticali sono state preparate con punte di diametro crescente (2, 2.8, e 3.25 mm), l&#8217;intercettazione è stata effettuata per i primi 5 a 6 mm, e un distruttore a due tappi è stato posto alla base delle osteotomie con uno strumento di riposizionamento. Un impianto a distrazione intraossea è stato poi inserito e sono stati effettuati 2 tagli verticali verso l&#8217;interno nelle ossa per consentire distrazione proprio il verificari avvenire. Il corretto funzionamento del dispositivo è stato verificato con la distrazione di un frammento osseo di 1 millimetro usando la vite assiale .<br />
Una vite per distrazione è stata inserita e e bloccata nella  zona interessata che è stata lasciata guarire per 5 giorni. Una volta avvenuta  la guarigione primaria, è stat ttivata la distrazione del callo osseo di nuova formazione ogni giorno per 10 giorni (1 mm al giorno). Al termine del periodo di distrazione della vite da distrazione finale, quest’ultima  è stata lasciata sul posto e una vite di guarigione definitiva è stata inserita. Durante questo periodo non ci sono state complicazioni e la paziente in nessuna occasione ha lamentato disagio. Il dispositivo  distrattore è stato rimosso 30 giorni dopo, lasciando i tappi di base in vigore. Un mese dopo, un aumento verticale di 7 mm era stato raggiunto, le spine di base sono stati rimosse, 3 impianti intraosseo sono stati inseriti, e una biopsia del tessuto di nuova formazione è stata ottenuta. La valutazione istologica della biopsia ha mostrato formazione di tessuto osseo  circa 75 giorni dopo la procedura iniziale.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10709499" target="_self">&gt; Leggi tutto l&#8217;Articolo</a></p>
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		<title>Risultati dello studio doppio cieco placebo-controllato sull’utilizzo di  Sali al Nickel in pazienti affetti da Stomatite Aftosa Ricorrente</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/09/risultati-dello-studio-doppio-cieco-placebo-controllato-sull%e2%80%99utilizzo-di-sali-al-nickel-in-pazienti-affetti-d-stomatite-aftosa-ricorrente.html</link>
		<comments>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/09/risultati-dello-studio-doppio-cieco-placebo-controllato-sull%e2%80%99utilizzo-di-sali-al-nickel-in-pazienti-affetti-d-stomatite-aftosa-ricorrente.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 19:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Pacor ML, Di Lorenzo G, Martinelli N, Lombardo G, Di Gregoli A, Mansueto P, Rini GB, Corrocher G, Corrocher R.
Int Arch Allergy Immunol. 2003 Aug;131(4):296-300.
BACKGROUND: L&#8217;eziologia della Stomatite Aftosa Ricorrente (RAS) non è stata finora mai completamente chiarita.
Recentemente, numerosi studi hanno riferito che i pazienti affetti da malattie cutanee (dermatite, eczemi e orticaria) con patch [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pacor ML, Di Lorenzo G, Martinelli N, <strong><span style="color: #ff6600;">Lombardo G</span></strong>, Di Gregoli A, Mansueto P, Rini GB, Corrocher G, Corrocher R.<br />
<span style="color: #ff6600;">Int Arch Allergy Immunol. 2003 Aug;131(4):296-300.</span></p>
<p><img class="size-full wp-image-1105 alignleft" title="images8" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images8.jpg" alt="images8" width="173" height="131" />BACKGROUND: L&#8217;eziologia della Stomatite Aftosa Ricorrente (RAS) non è stata finora mai completamente chiarita.<br />
Recentemente, numerosi studi hanno riferito che i pazienti affetti da malattie cutanee (dermatite, eczemi e orticaria) con patch test positivo al nichel sono sensibili alla assunzione di nickel per via orale.<br />
OBIETTIVO: E’ stata effettuata un’analisi retrospettiva dei dati dei patch test e assunzione di Nickel per via  orale in 380 pazienti (204 donne e 176 uomini) affetti da RAS. PAZIENTI E METODI: Sono stati esaminati 380 pazienti consecutivi affetti da RAS durante il periodo 1990-1999. In 28/380 pazienti la comparsa dei sintomi orali ha coinciso con l&#8217;installazione di un apparecchio ortodontico, mentre 352/380 hanno riferito che la loro sintomatologia orale è peggiorata dopo l&#8217;installazione di apparecchio ortodontico.<br />
Tutti i pazienti sono stati studiati con la serie (European serie standard e serie di materiali dentali) per patch test.<br />
RISULTATI: Settanta su 380 pazienti (18,4%) ha presentato una sensibilizzazione da contatto al nichel solfato (patch test positivo). In tutti questi, l&#8217;apparecchio ortodontico è stato sostituito con uno fatto con materiale privo di Nickel. Tutti i pazienti sono stati riesaminati dal dentista 6 mesi dopo la rimozione dell&#8217;apparecchio ortodontico.<br />
I sintomi erano completamente spariti in 28/70 pazienti, erano migliorati in parte in 31/70 pazienti ed era rimasto invariato in 11/70 pazienti. In tutti i pazienti (n = 70) con un patch test positivo al nichel abbiamo eseguito un test di controllo orale in doppio cieco, placebo-controllato (DBPC) con solfato di nichel.<br />
Il DBPC era positivo in 32/70 pazienti, 21 dei quali erano parzialmente migliorati, mentre  11 non lo erano anche dopo la sostituzione dell&#8217;apparecchio ortodontico con materiali che non contengono nichel.<br />
Nessuno dei 28 pazienti in remissione completa ha mostrato una reazione avversa al Test per il  nichel ingerito per via orale. CONCLUSIONE: I risultati di questo studio dimostrano che, in alcuni pazienti con un test positivo patch di solfato di nichel, il perpetuarsi di RAS può essere collegata a una ipersensibilità ai sali di nichel ingerito, indipendentemente dal contatto locale con il nichel.</p>
<p><a href="http://content.karger.com/ProdukteDB/produkte.asp?Doi=72142" target="_self">&gt; Leggi tutto l&#8217; Articolo</a></p>
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		<title>Valutazione dell&#8217;efficacia di Derivati della Matrice dello Smalto nel trattamento dei Difetti Infraossei: Studio multicentrico di 24 mesi</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 10:53:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francetti L, Trombelli L, Lombardo G, Guida L, Cafiero C, Roccuzzo M, Carusi G, Del Fabbro M.
Int J Periodontics Restorative Dent. 2005 Oct;25(5):461-73
L&#8217;obiettivo di questo studio clinico multicentrico prospettico controllato era di valutare l&#8217;efficacia di Emdogain (Biora), un derivato della matrice dello smalto (EMD), in combinazione con il trattamento chirurgico dei difetti parodontali angolari, rispetto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Francetti L, Trombelli L, <span style="color: #ff6600;"><strong>Lombardo G</strong></span>, Guida L, Cafiero C, Roccuzzo M, Carusi G, Del Fabbro M.<br />
<span style="color: #ff6600;">Int J Periodontics Restorative Dent. 2005 Oct;25(5):461-73</span></p>
<p><img class="size-full wp-image-1108 alignleft" title="emdoga9" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/emdoga9.jpg" alt="emdoga9" width="156" height="216" />L&#8217;obiettivo di questo studio clinico multicentrico prospettico controllato era di valutare l&#8217;efficacia di <strong>Emdogain (Biora)</strong>, un derivato della matrice dello smalto (EMD), in combinazione con il trattamento chirurgico dei difetti parodontali angolari, rispetto alla sola chirurgia, per un massimo di 24 mesi di follow-up. Lo studio è stato condotto in sei università italiane e 11 le pratiche private. Sono stati selezionati pazienti con difetti angolari a una, due, o tre pareti  e con una  profondità del difetto intraosseo (IBD)  di 4 mm o più e con un  sondaggio della profondità della  tasca (PPD)  di almeno 6 mm. Sono stati casualmente assegnati a una delle due prove o gruppi di controllo. Il gruppo di prova è stato trattato con la tecnica chirurgica della Salvaguardia  della Papilla Semplificata (SPP)  più Emdogain dopo il condizionamento della  radice con Etilendiamminotetraacetico. Il gruppo di controllo è stato trattato con SPP solo. Plaque Index, indice gengivale, PPD, e il livello di attacco parodontale (PAL) a siti chirurgici sono stati valutati al momento della verifica preoperatoria (baseline). IBD è stata misurata intraoperatoriamente dopo debridement. IBD è stata valutata anche con un computer-aided tecnica, dalle radiografie periapicali. Plaque Index, indice gengivale, PPD, PAL, e IBD sono stati valutati a 12 e 24 mesi postoperatorio. I dati sono stati ulteriormente suddivisi in due sottogruppi in base al basale IBD (6 mm o meno e più di 6 mm). Le differenze tra ogni follow-up e di base, e tra i gruppi ad ogni follow-up, per i parametri di cui sopra sono stati valutati da metodi statistici standard. Sono stati selezionati 153 pazienti per un totale di 195 difetti intraosseo: 83 pazienti (108 difetti) e 70 pazienti (87 difetti) sono stati assegnati alla prova e di controllo dei gruppi, rispettivamente. Tutti i parametri sono stati migliorati, sia a 12 e 24 mesi, rispetto al basale in entrambi i gruppi. Nel gruppo di test, IBD, PPD, e PAL a 12 mesi sono stati significativamente migliori di questi parametri nel gruppo di controllo.  Non sono stati segnalati eventi avversi significativi connessi con l&#8217;uso di Emdogain . L&#8217;uso di EMD come  complemento alla chirurgia parodontale nel trattamento dei difetti angolari è in grado quindi di aumentare in modo significativo il tasso e il grado di rigenerazione parodontale. Veniva visualizzata anche la rigenerazione del tessuto significativo nel gruppo di controllo, ma a un ritmo inferiore rispetto al gruppo Emdogain. La procedura chirurgica per sé, con l&#8217;obiettivo di preservare al massimo le potenzialità di rigenerazione dei tessuti parodontali, ha dimostrato di essere efficace nel trattamento di difetti parodontali angolare. Tasche con IBD superiore a 6 mm hanno mostrato un miglioramento maggiore quando trattati con Emdogain.</p>
<p><a href="http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16250568" target="_self">&gt;Leggi tutto l&#8217;Articolo</a></p>
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		<title>Comparazione tra trattamento topico con unguento pectinico Tacrolimus 0.1% e   trattamento topico con unguento Clobetasol 0.05% in pazienti adulti con moderata e grave desquamazione gengivale : ciclo di cure di 4 settimane, studio randomizzato e a doppio cieco</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/09/comparison-of-topical-tacrolimus-0-1-in-pectin-ointment-with-clobetasol-0-5-ointment-in-adult-with-moderate-to-severe-desquamative-gingivitis-a-4-weekrandomizeddouble-blind-clinical-trial.html</link>
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		<pubDate>Sun, 27 Sep 2009 09:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Corrocher G, Di Lorenzo G, Mansueto P, Martinelli N, Esposito-Pellitteri M, Gelio S, Lombardo G, Pacor ML.
Clin Ther 2006 Sep;28(9):1296-302
BACKGROUND:  La Gengivite Desquamativa (DG) è una condizione clinica caratterizzata da rossore, dolore, vetrificazionee friabilità gendivale, che potrebbe essere una manifestazione di alcune malattie autoimmuni mucocutanea. Il tempo dallo sviluppo dei primi segnali della DG [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Corrocher G, Di Lorenzo G, Mansueto P, Martinelli N, Esposito-Pellitteri M, Gelio S, <strong><span style="color: #ff6600;">Lombardo G</span></strong>, Pacor ML.<br />
<span style="color: #ff6600;">Clin Ther 2006 Sep;28(9):1296-302</span></p>
<p>BACKGROUND<img class="size-full wp-image-1095 alignleft" title="images4" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images4.jpg" alt="images4" width="220" height="219" />:  La Gengivite Desquamativa (DG) è una condizione clinica caratterizzata da rossore, dolore, vetrificazionee friabilità gendivale, che potrebbe essere una manifestazione di alcune malattie autoimmuni mucocutanea. Il tempo dallo sviluppo dei primi segnali della DG per la diagnosi può variare da mesi o anni. Uno studio basato su una ricerca della letteratura dimostra che non esistono dati disponibili riguardanti pazienti con la DG senza segni di malattia autoimmune.<br />
OBIETTIVO: L&#8217;obiettivo di questo studio era di confrontare l&#8217;efficacia e la tollerabilità della monoterapia con Tacrolimus topico 0,1% in unguento pectina clobetasolo propionato  0,05% unguento in pazienti adulti affetti da DG.<br />
METODI: questo studio randomizzato, in doppio cieco, è stato condotto presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Università di Verona, Verona, Italia. Pazienti di età&gt; o = 18 anni sono stati selezionati mediante elettronica del dipartimento documentazione medica sulla base di una diagnosi clinica di moderata a grave DG. Dopo un periodo di 2 settimane di washout, i pazienti sono stati assegnati in modo casuale a ricevere 2 mL di tacrolimus 0,1% di pectina (equivalenti a 0,2 mg di tacrolimus) o 2 mL di clobetasolo propionato unguento 0,5% (equivalente a 1 mg di clobetasolo) QD per 4 settimane. Le valutazioni sono state eseguite prima del trattamento (baseline), dopo il periodo di trattamento (4 settimane), e 2 visite di follow-up a 6 e 8 settimane. I segni della DG (vale a dire, eritema [atrofia] e desquamazione [erosioni / ulcere]) sono stati quantificati da un investigatore cieco con un punteggio calcolato in base alla loro estensione di superficie, con un disegno in cui le aree di varie zone della bocca sono stati indicati come percentuale della mucosa orale tutto. La gravità di eritema e desquamazione è stata valutata su una scala di 4 punti (0 = assente, 1 = partecipazione inferiore al 5% della superficie [lieve]; 2 = 5% -15% [moderato] e 3 =&gt; 15% [grave ]). L&#8217;end point primario era il numero di pazienti che hanno raggiunto la remissione (punteggio di gravità pari a 0) in uno dei segni; l&#8217;end point secondario era la proporzione di pazienti che raggiungevano un miglioramento (punteggio di gravità 0 o 1) in entrambi i segni. Prima e dopo il trattamento, abbiamo misurato le concentrazioni sieriche di tacrolimus e dei suoi metaboliti con un kit di test immunoenzimatici. La tollerabilità è stata valutata utilizzando ematologia, biochimica, analisi delle urine, la misurazione della pressione sistolica / diastolica e della frequenza cardiaca, intervista del paziente e segnalazioni spontanee. RISULTATI: Un totale di 24 pazienti (18 donne, 6 uomini, tutti bianchi di origine italiana; fascia di età, 21-65 anni, 12 pazienti per gruppo di trattamento) sono stati arruolati nello studio. Nel gruppo tacrolimus, 11 (91,7%) pazienti hanno raggiunto la remissione di eritema e / o desquamazione alle settimane 4 e 6 a 8 settimane, questi tassi sono stati 9 (75,0%) e 8 (66,7%), rispettivamente; nessuno dei pazienti nel gruppo clobetasolo raggiunto la remissione di una segno in qualsiasi momento (tutti p &lt;0,001). Alle settimane 4, 6, e 8, le proporzioni significativamente maggiore di pazienti trattati con tacrolimus ha migliorato eritema e desquamazione rispetto a quelli trattati con clobetasolo (tutti p &lt;0,001). Alla settimana 4, tutti i pazienti avevano concentrazioni sieriche di tacrolimus non rilevabile (&lt;1,5 microg / L). Sei (50,0%) pazienti nel gruppo tacrolimus ha riportato una lieve sensazione di bruciore per via orale, e 6 (50,0%) pazienti nel gruppo clobetasolo segnalati secchezza della bocca mite. N. Altri eventi avversi sono stati segnalati. CONCLUSIONI: I risultati di questo piccolo studio suggeriscono che tacrolimus topico 0,1% in pectina è risultato più efficace rispetto a clobetasolo propionato 0,5% unguento nel trattamento della DG. Entrambi i trattamenti sono stati generalmente ben tollerati nella popolazione studiata. Comparazione tra trattamento topico con unguento pectinico Tacrolimus 0.1% e   trattamento topico con unguento Clobetasol 0.05% in pazienti adulti con moderata e grave desquamazione gengivale : ciclo di cure di 4 settimane, studio randomizzato e a doppio cieco.</p>
<p><a href="http://pt.wkhealth.com/pt/re/jcpr/abstract.00004699-200803000-00010.htm;jsessionid=K12b1hYB2252DLyvmr8bbT22p1LBLr6jrVkCkC4wffD2D2NRnn5g!-1416617590!181195629!8091!-1" target="_self">&gt;Leggi tutto l&#8217;Articolo</a></p>
<p><span style="color: #ff6600;"><br />
</span></p>
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		<title>Una buona Igiene Orale è fondamentale nei pazienti in attesa di trapianto.</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Sep 2009 08:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Crescono le evidenze che mettono in relazione le condizioni del cavo orale con la salute complessiva dell’organismo. A questo proposito, uno dei messaggi più frequenti riguarda i pazienti in attesa di trapianto ed è stato lanciato negli Stati Uniti in aprile, in occasione del mese che negli Usa è stato dedicato alla donazione degli organi.
E’ [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Crescono le evi<img class="size-full wp-image-1101 alignleft" title="images6" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images6.jpg" alt="images6" width="122" height="128" />denze che mettono in relazione le condizioni del cavo orale con la salute complessiva dell’organismo. A questo proposito, uno dei messaggi più frequenti riguarda i pazienti in attesa di trapianto ed è stato lanciato negli Stati Uniti in aprile, in occasione del mese che negli Usa è stato dedicato alla donazione degli organi.<br />
E’ stato Hessam Nowzari, direttore del programma avanzato in Periodonzia Dell’Università della Souther California, a ricordare che il ricorso ai farmaci immunosoppressivi come la ciclosporina, il prednisone e l’azatioprina, utilizzati per prevenire il rigetto, può contribuire a creare l’ambiente ideale per lo sviluppo di infezioni del cavo orale, con complicanze che possono arrivare a compromettere la buona riuscita del trapianto ( l’infezione da citomegalovirus, per esempio, si associa spesso al fallimento del nefrotrapianto ).<br />
Nei pazienti in lista d’attesa per il trapianto, il trattamento delle problematiche parodontali e la cura scrupolosa dell’igiene orale assumono quindi un ulteriore significato preventivo e si possono considerare come procedure salvavita .</p>
<p>Corriere Medico – Odontoiatria  Numero di maggio 2009</p>
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		<title>Mantenimento di cresta post-estrattivo con osso bovino deproteinizzato in associazione a un preparato a base di solfato di calcio. Analisi istomorfometrica a 4 mesi.</title>
		<link>http://www.studiodentisticolombardo.it/2009/09/mantenimento-di-cresta-post-estrattivo-con-osso-bovino-deproteinizzato-in-associazione-a-un-preparato-a-base-di-solfato-di-calcio-analisi-istomorfometrica-a-4-mesi.html</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 20:33:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lombardo G, Corrocher G, Russo A, Urbani U, Dell’acqua F,  Albanese M.
Quintessenza Internazionale 2009: vol. 2, pp. 5-15
Oggetto: lo scopo di questo studio caso è stato quello di paragonare le caratteristiche istomorfometriche dell’osso bovino deproteinizzato associato o meno al solfato di calcio in siti postestrattivi. Materiali e Metodi: sono stati selezionati 21 pazienti (16 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="color: #ff6600;">Lombardo G</span></strong>, Corrocher G, Russo A, Urbani U, Dell’acqua F,  Albanese M.<br />
<span style="color: #ff6600;">Quintessenza Internazionale 2009: vol. 2, pp. 5-15</span></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-1103" title="images7" src="http://www.studiodentisticolombardo.it/wp-content/uploads/images7.jpg" alt="images7" width="134" height="85" />Oggetto: lo scopo di questo studio caso è stato quello di paragonare le caratteristiche istomorfometriche dell’osso bovino deproteinizzato associato o meno al solfato di calcio in siti postestrattivi. Materiali e Metodi: sono stati selezionati 21 pazienti (16 maschi e 5 femmine), ognuno dei quali necessitava di estrazione di uno o più elementi dentari non molari e successiva riabilitazione protesica implanto-supportata. In totale sono stati estratti 24 elementi dentari. I 24 alveoli post-estrattivi sono stati quindi assegnati a due gruppi, TEST (12 alveoli) e CONTROLLO (12 alveoli), in modo randomizzato con il lancio di una moneta. Gli alveoli del gruppo TEST sono stati zeppati con osso bovino deproteinizzato (Bio-oss) associato a un preparato a base di solfato di calcio (Calmatrix), mentre gli alveoli post-estrattivi del gruppo CONTROLLO sono stati riempiti unicamente con osso bovino deproteinizzato. La procedura chirurgica ha previsto la copertura del materiale da innesto con una membrana in collagene riassorbibile. A distanza di 4 mesi, al momento del rientro chirurgico per il posizionamento degli impianti sono stati prelevati mediante fresa carotatrice dei campioni di tessuto rigenerato a livello degli alveoli innestati. Il materiale prelevato è stato successivamente processato per l’analisi istomorfometrica della quantità di osso cellulare, osso acellulare, spazi trabecolari, materiale residuo e presenza di tessuto fibroso. Risultati: l’analisi istomorfometrica dei 24 prelievi bioptici ha rilevato le seguenti percentuali statisticamente significative (P&lt;0.01): osso vitale 60 ±15.95% per il gruppo TEST e 31.7±7.18% per il gruppo CONTROLLO; osso acellulare 4.17±3.6% e 33.3±15.8% rispettivamente per il gruppo TEST e per il gruppo CONTROLLO. Conclusioni: il solfato di calcio da noi utilizzato addizionato a osso bovino deproteinizzato ha dimostrato, in maniera statisticamente significativa, di essere in grado di portare alla maggiore formazione di osso vitale  e ad una minor presenza di  osso acellulare rispetto al solo osso bovino deproteinizzato.</p>
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