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Elettroerosione

Nell’ambito della Protesi su Impianti una delle battaglie più difficili da vincere è sempre stata quella relativa al grado di precisione dell’accoppiamento del manufatto con l’impianto integrato nell’osso .
Durante i mesi necessari all’integrazione, la trabecolatura ossea neoformatasi intorno alla superficie della vite raggiunge la sua “ maturazione “ , se tutto è stato eseguito “lege artis”, in una situazione che possiamo chiamare “ di quiete “, sia che si sia eseguito un provvisorio con carico immediato al momento della chirurgia, sia che gli impianti siano stati lasciati sommersi e non subito caricati.Giunto il momento dell’esecuzione della protesi definitiva, quello che deve essere ricercato obbligatoriamente è il raggiungimento, ad applicazione avvenuta e quindi nei successivi cicli masticatori, di una precisione capace di non inserire nessun momento di stress intorno agli impianti.
Per una corona singola su un impianto è intuibile che il problema della tensione intraprotesica non si pone, ma appena gli impianti uniti da una “ struttura protesica “ tramite avvitamento saranno due, tre , fino anche ad un numero di otto, diventerà praticamente impossibile per le tecniche di fusione tradizionali eseguire una finalizzazione metallica capace di appoggiarsi contemporaneamente su tutti gli impianti che, in quanto posizionati nell’osso e non su un piano, avranno assi di inserzione e coordinate nello spazio diverse uno dall’altro.

Tra le tante proposte terapeutiche possibili ad esempio in caso di edentulia totale di una arcata vi è appunto quella di avvitare sugli impianti una struttura metallica appositamente costruita denominata “barra” capace di ricevere una protesi totale avente all’interno un’altra fusione metallica, questa volta a forma di “vallo”.
L’accoppiamento delle due darà al manufatto la massima stabilità facendola diventare a tutti gli effetti una protesi fissa in grado però, potendo essere rimossa dallo stesso paziente ogni volta che lo desidera, di offrire un ottimo confort masticatorio e un acceso alle manovre di igiene domiciliare veramente facile ed efficace.

Dall’ anno 2000 lo Studio Dentistico Associato Lombardo per l’esecuzione di questo tipo di protesi su barra denominata “ a chiavistelli “ in quanto incorpora due attacchi di sicurezza dalla forma particolare, si avvale della tecnologia denominata “Elettroerosione in ambito odontoiatrico”.

fotoelettrobE’ possibile spiegare il principio su cui si basa la lavorazione per ELETTOEROSIONE attraverso un’analogia meccanica.
Sottoponendo un blocco di marmo una pressione ripartita uniformemente su una sua faccia e aumentando la stessa gradatamente, otterremo ad un certo punto la distruzione per sbriciolamento di tutto il blocco. Se invece lavorassimo il marmo con uno scalpello e con leggeri colpi di martello, come fossimo uno scultore, potremmo dare al blocco una forma complessa a piacere, senza ledere la massa interna del pezzo.
Allo stesso modo, facendo attraversare un metallo da una corrente continua di crescente intensità, si otterrà un progressivo riscaldamento del materiale e , ad un certo punto, la sua fusione.
Diversamente, se il materiale viene sottoposto a impulsi di corrente brevi e concentrati, si realizzerà una distruzione localizzata del materiale: è questo che avviene con la elettro-erosione.
Gli impulsi di corrente vengono generati, nel caso di impiego pratico più frequente, tramite la formazione di scariche elettriche istantanee (scintillamento) fra due elettrodi.
L’ elettrodo negativo (catodo) lavora sul pezzo così che ogni scintilla asporti, come se fosse un minutissimo tagliente, un truciolo microscopico a forma di sfera.
E’ la somma di questi tagli elementari a riprodurre i rilievi e gli avvallamenti dell’ elettrodo operatore e a generare quindi sul pezzo la forma in negativo dell’ elettrodo.

Nel nostro caso la superficie di accoppiamento della protesi e quella dell’impianto saranno identiche e poiché eseguite nella stessa lavorazione saranno anche passive : quello che vogliamo!
La durata di una scarica è di circa un milionesimo di secondo mentre la temperatura degli elettrodi raggiunge i 4000 °C con una profondità di penetrazione di circa 1 mm/ora.

Anche il più bravo degli artigiani con le tecniche tradizionali non potrà mai fornirci una protesi su barra passivata a questi livelli , senza alcun gap e con questa stabilità e confort .
Un tecnico di laboratorio preparato come il Sig. Rossi Corrado, unendo esperienza ed innovazione tecnologica, tramite la passivazione in elettroerosione ormai da molti anni ci assicura il massimo della precisione… e noi lo assicuriamo a voi!