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Il dente parodontalmente compromesso nei settori posteriori

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Il dente parodontalmente compromesso nei settori posteriori

LOMBARDO G,TAVA P, CERVATO M, BALDISSERI E, CORROCHER G,
14° Congresso Nazionale del “Collegio dei Docenti di Odontoiatria”- Roma, 18-21 Aprile 2007.

dettagli tasche infraossee - img002Lo scopo del presente lavoro è quello di capire come la particolare anatomia radicolare dei molari influenzi il progredire della malattia parodontale e di individuare, grazie alla letteratura presente, quale sia la terapia più efficace, nei diversi casi, nel trattamento dei molari parodontalmente compromessi. Le lesioni alle forcazioni sono un reperto di facile riscontro nella popolazione adulta. Tra queste, sono soprattutto le forche di II° grado profonde e quelle di III° grado a rappresentare il fattore di rischio maggiore per quanto riguarda la sopravvivenza  del dente. La prima prerogativa del trattamento dei denti con lesioni alle forcazioni è il controllo dell’infezione e della progressione della parodontite. Successivamente possono essere attuate diverse terapie correttive per eliminare o ridurre la lesione delle forcazioni. Nel caso di lesioni delle forcazioni profonde o passanti le opzioni terapeutiche parodontali che in letteratura danno percentuali di successo migliori sono le rizectomie, mentre non appare in grado di dare risultati soddisfacenti lo scaling a cielo aperto. Incerto è ancora il ruolo della Rigenerazione tissutale guidata quale mezzo per modificare le percentuali di sopravvivenza dei molari lesionati. In presenza di denti con prognosi complicata,  esigenze protesiche e di sufficienti spessori ossei potrebbe porsi l’alternativa dente-impianto. Tuttavia per quanto riguarda quest’ultima soluzione, il clinico deve tenere conto che nel paziente parodontale gli impianti presentano percentuali di sopravvivenza minori che nel sano e l’incidenza di complicanze è maggiore. La scelta clinica finale pertanto deve essere effettuata in base a una precisa analisi del singolo caso, valutando le esigenze e la storia clinica del paziente, le condizioni anatomiche e parodontali, e non ultima l’abilità dell’operatore nell’eseguire una determinata terapia.

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