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Anche con pochissimo osso è possibile l’implantologia

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Anche con pochissimo osso è possibile l’implantologia

Sulla base dei primi lavori di Branemark sull’osteointegrazione, in letteratura è sempre stata posta particolare enfasi sulla necessità di possedere volumi e qualità ossea adeguata per il posizionamento delle fixture.

Secondo la visione classica dell’implantologia per poter ottenere un’adeguata percentuale di successo le fixture dovevano essere di almeno 13 mm di lunghezza e , 3,75 mm di diametro e posizionate in un osso di qualità D2 (secondo la classificazione di Misch).

Ai nostri giorni l’elevato livello raggiunto dalla chirurgia preimplantare permette nella maggior parte dei casi di correggere tali situazioni mediante interventi in grado di ripristinare volumi ossei andati perduti.

Particolare interesse ha riscosso quindi la comparsa in letteratura di alcuni lavori sperimentali rigaurdanti l’implantologia dentale con poco osso che suggeriscono la possibilità di poter utilizzare con successo, nelle riabilitazioni implantosupportate, impianti “corti”, cioè di lunghezza inferiore ai 10 mm.

Alcuni autori affermano che il limite di affidabilità per quanto riguarda la lunghezza delle fixture sia da porsi addirittura attorno ai 7 mm, valore una volta impensabile per un impianto che dovesse poi essere sottoposto a carico masticatorio nella zona molare.

Tradotto da un punto di vista clinico questo significa che con questo tipo di impianti a livello mandibolare per poter eseguire una chirurgia non a rischio di ledere strutture nobili, la distanza tra la cresta alveolare e il nervo alveolare inferiore (AC-NAI) potrebbe essere di soli 9 mm.

A livello del mascellare, considerato che con tecniche di minirialzo è possibile ottenere in situazioni di poco osso, consensualmente all’inserimento dell’impianto, un incremento osseo verticale pari a 3 mm, lo spessore osseo verticale preoperatorio potrebbe essere addirittura di soli 5 mm.

Talvolta però le condizioni cliniche dei siti da riabilitare evidenziano creste di altezza  addirittura inferiore, precludendo la possibilità d’impiego anche di questo tipo di procedure e obbligando così il paziente ed il clinico all’esecuzione di interventi di chirurgia preimplamtare per aumentare il volume osseo del sito da trattare.

Particolare attenzione hanno quindi destato una nuova tipologia di impianti di lunghezza pari a 5 mm, caratterizzati da un particolare tipo di superficie sinterizzata in titanio da poco sono messi sul mercato per il trattamento senza l’ausilio della chirurgia preimplantare anche di zone particolarmente compromesse.Con tali impianti sarebbe possibile trattare aree della mandibola che presentano una distanza fra cresta alveolare e NAI di soli 7 mm e a livello del mascellare superiore una distanza fra cresta e pavimento del seno di soli 3 mm.

Tra i primi lavori in letteratura che valutano il comportamento sia a breve che a lungo termine di tali impianti vi sono quelli portati a termine dal Prof. Giorgio Lombardo e dai suoi collaboratori.

Dall’analisi della letteratura così come dai risultati preliminari da noi ottenuti, è emerso che l’utilizzo di impianti di lunghezza ridotta sono da considerarsi una valida alternativa qualora il sito implantare non presenti le caratteristiche morfologiche adeguate alla riabilitazione implantare tradizionale.

Inoltre un diametro maggiore sembra condizionare positivamente la stabilità degli impianti e quindi aumentare la probabilità di sopravvivenza a lungo termine.

Dall’analisi della frequenza di risonanza possiamo concludere che questo particolare tipo di impianti sembra dare ottimi valori in termini di stabilità (ISQ) al momento del rientro chirurgico per il posizionamento delle viti di guarigione.

Questi risultati sono dovuti anche al tipo si superficie di cui sono rivestiti gli impianti da noi utilizzati, in quanto come dimostrato in letteratura, sembra aumentare la superficie di connessione dell’interfaccia osso-impianto.

I numerosissimi casi già risolti e portati a termine con successo presso lo Studio Dentistico Associato Lombardo, con situazioni di partenza veramente critiche per pochezza d’osso e difficoltà chirurgiche, devono essere esempio confortante per tutti coloro a cui finora è stato ripetuto: ” Per il suo caso non c’è più nulla da fare… ” .

1Comment
  • Theresa
    8 marzo 2013 at 01:29

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