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Impianti dentali quando manca l’osso

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Impianti dentali quando manca l’osso

MANDIBOLA ATROFICAImpianti dentali quando manca l’osso: oggi si può fare!

Molte persone che devono riabilitare la masticazione andata perduta e che si trovano in condizioni di forte riassorbimento osseo, spesso si sentono dire: “Per il suo caso non c’è altro rimedio, più di così non si può fare…”.
Con tutta probabilità invece c’è ancora una possibilità!

A causa di estrazioni eseguite da molto tempo, oppure a causa della malattia parodontale in stato avanzato o semplicemente per la particolare conformazione dei seni mascellari o della mandibola riassorbita, a volte non è più conservata una sufficiente anatomia ossea dove collocare gli impianti dentali.

In casi come questi è quasi sempre possibile ricrearla, ottenendo così, con una buona protesi definitiva con ottimi risultati estetici e funzionali.

L’implantologia è una pratica chirurgica che almeno sulla carta è possibile effettuare su chiunque, a qualsiasi età, purché si tratti di un adulto.
Eppure sulle pagine della letteratura scientifica specifica vi sono delle condizioni necessarie affinché l’intervento si concluda nel migliore dei modi.
Uno di questi limiti riguarda la qualità e ancor più il volume osseo sul quale installare l’impianto dentale (fixture).
I limiti minimi sono stati fissati da Branemark, lo svedese che per primo sviluppò scientificamente la metodica dell’osteointegrazione.
Sebbene il protocollo originale di Branemark sia stato modificato, così come gli impianti utilizzati, per quanto riguarda i dati di lavorazione non vi sono stati aggiornamenti significativi. Almeno fino a oggi. Secondo lo svedese e la scuola da lui discesa, per un intervento di successo, le fixture dovrebbero avere una lunghezza minima di 13mm e 3,75mm di diametro.
I progressi in questo ambito sono rapidi e dagli albori di questa tecnica i passi in avanti sono stati notevoli.

Va ricordato, come accennavamo sopra, che attualmente è a disposizione dei chirurghi una particolare tecnica, detta preimplantare, capace di ricostruire volumi ossei andati perduti dove, a distanza di tempo, possono poi venire posizionati gli impianti.

Un’altra metodica però ha, negli ultimi anni, preso sempre più piede in questo campo dell’odontoiatria: gli IMPIANTI CORTI.

IMPIANTI CORTI IN MANDIBOLA ATROFICAQueste fixture hanno raggiunto oggi altezze di solo 5 millimetri accompagnate a diametri anche superiori.

La cosa importante è la quantità di superficie a disposizione dell’osteointegrazione, ovvero l’interfaccia tra osso e impianto.

La macro e micro morfologia superficiale della fixture sarà la chiave di volta del successo a lungo termine.

Alcuni impianti possono essere appunto caratterizzati da una particolare superficie ” lavorata ” in titanio per essere utilizzati in interventi in zone compromesse senza l’ausilio di complicati trattamenti chirurgici preimplantari.
Materiale, quello utilizzato, di notevole rilevanza in quanto sembra aumentare la superficie di connessione tra osso e impianto.

Studi successivi incentrati sulla tenuta a breve e lungo termine di tali impianti hanno rilevato come queste fixture ridotte, siano una valida alternativa laddove non vi siano le condizioni per un impianto di tipo tradizionale in quanto è ormai scientificamente accettato come un aumento del diametro, anche a fronte di un’importante riduzione in altezza, possa influire positivamente sulla stabilità e sulla longevità dell’insieme implantoprotesico.

Il 17 e 18 Giugno prossimi si svolgerà a Ferrara il “ PRIMO EUROPEAN FORUM ON ULTRA-SHORT IMPLANTS “ dove il Prof. Giorgio Lombardo terrà una conferenza proprio su questa innovativa possibile soluzione, proponendo ai presenti uno studio retrospettivo a tre anni di casi da lui eseguiti e finalizzati poi dal Dott. Luca Lombardo.

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