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La Malattia Focale in Odontoiatria

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La Malattia Focale in Odontoiatria

denti e organi” Per ” Focus ” si intende una modificazione patologica locale del tessuto connettivo con formazione di materiale che non potendo essere eliminato determina uno stato di continua reazione sia circoscritta che  sistemica grazie ad una rottura della barriera immunitaria locale “.

Con questa definizione in medicina si affronta un argomento che fin dalla prima metà del secolo scorso ha incontrato molto scetticismo a seconda del periodo e dell’altisonanza dei nomi degli studiosi che discutendone scendevano in campo: la Malattia Focale. Un ” Focolaio ” rappresenta una cronica alterazione di un tessuto, in forma per lo più contenuta e circoscritta come dimensioni, dalla quale derivano malattie generalizzate e localizzate a distanza dal focolaio stesso, e che può contenere in forma non degradabile sia materiale organico che inorganico.

Caratteristica di ogni focolaio è quella di trovarsi sempre all’interno di tessuto connettivale e di avere ( secondo i convincimenti della Medicina Olistica ) la capacità di alterare in modo significativo i meccanismi di regolazione e comunicazione del sistama vegetativo.
Ogni focolaio, essendo per sua natura una affezione di tipo cronico e/o degenerativo, quasi sempre non si manifesta attraverso sintomatologie di qualche rilievo ed inoltre non è a volte addirittura radiograficamente diagnosticabile.

Questa situazione di alterazione patologica del connettivo mantiene in continuo ” stato d’allerta ” i sistemi di difesa  locali prima e sistemici poi dell’intero organismo che la ospita.
Nei giovani i processi di compensazione e di auto protezione sono più attivi ed efficienti rispetto a come saranno in età adulta, ma comunque o prima o dopo, una volta che le difese di cui sopra non saranno più sollecite, verrà a manifestarsi l’effetto a distanza del focus e con esso la patologia di riferimento nel distretto a distanza colpito.
In pratica, attraverso la via ematica e/o linfatica, batteri o semplicemente loro tossine, allergeni da essi derivati o prodotti del loro catabolismo possono raggiungere organi lontani dal sito focale di partenza e determinare, anche attraverso appunto un alterazione del sistema vegetativo in sè, l’insorgere di un disturbo o di una patologia, questi sì con evidenti sintomatologie spesso dolorose.

La diagnosi di malattia focale è estremamente difficile e delicata e nel tempo si sono susseguiti nuovi test e nuove metodiche.

La Neuralterapia, ( Huneke primissimi anni del ‘900 ) che si avvale del test dell’anestetico, che tra l’altro ora risulta molto semplice nelle mani di un odontoiatra preparato, o del test del freddo, riesce a stabilire, sempre secondo l’ideatore, che un elemento dentale non sano può essere sito focale di partenza.

Altri test di tipo strumentale sono:
– Metodo di Croon, che usa correnti alternate di 9000Hz. Si applica tale corrente, e si vede dove fa male.
– Test EHT (ElektroHautTest) o Test Elettrodermico. Con un manipolo tipo “tesla”, si lanciano leggeri impulsi elettriche sulle zona mascellare, stando attenti alle zone di maggior reazione.
– Test all’infrarosso: si scalda, e si vede dove c’é fastidio e si arrossa prima la cute ( ??? )
– Test con l’EAV ( Elettroagopuntura secondo Voll ) misura la resistenza elettrica di vari punti di agopuntura è più lungo da imparare, ma molto più preciso e si può effettuare un test dei farmaci per eseguire una terapia opportuna.
Un focolaio presenta valori tra 82 ed 88 U.S. con caduta dell’indice (cioè, pur premendo con la stessa intensità il puntale sul punto, la lancetta del quadrante di misurazione scende fino ad un valore minimo). Mentre i valori normali sono intorno a 50 unità di scala ( US ), uno stato infiammatorio rileva valori tra 50 e 100 e uno degenerativo tra 0 e 50 US.

Gli strumenti a disposizione sono appunto in letteratura questi, ma l’odontoiatra che sospetta di essere di fronte ad un caso di malattia focale deve procedere oltre che attraverso ad un attento e minuzioso esame obiettivo del cavo orale e della dentatura con il suo parodonto anche tramite specifiche radiografie eseguite con il centratore ( Status Parodontale ), test di vitalità degli elementi dentali, misurazione delle correnti endorale, analisi gnatologica dell’ Articolazione Temporomandibolare con eventuale analisi mialgica della muscolatura masticatoria oltre che eseguire un’approfondita anamnesi.
A questo proposito è bene ricordare come le radiografie rivelino solo alterazioni morfologiche macroscopiche e non il processo immunologico in atto. Già i lavori di Voll e Kramer negli anni ‘70 hanno stabilito che, con l’Rx, si riesce a scoprire solo il 20/30% dei focolai attivi diagnosticabili con l’EAV.

Il focus è un processo patologico molto diffuso.
Potenzialmente tutte le persone potrebbero esserne portatori e, vista la gravità che ne potrebbe conseguire, si rende necessaria una loro individuazione, soprattutto nei ragazzi, in quanto è fondamentale prevenire future malattie in special modo quelle irreversibili.
L’intercettazione, in età evolutiva, di un possibile focus deve essere affidata ad una procedura sistematica e routinaria, rivolta quindi a tutti i giovani pazienti da parte dell’odontoiatra, il quale è chiamato in causa più di qualsiasi altra figura sanitaria, vista la localizzazione e la frequenza dei focus nell’apparato stomatognatico.
Per questo è di fondamentale importanza mantenersi controllati attraverso visite periodiche presso il proprio studio dentistico di riferimento.

Per quanto riguarda i distretto di competenza odontoiatrica possibili foci sono considerati i denti devitali, le tasche parodontali, i siti di estrazioni non ben eseguite con residui non vitali non rimossi, i traumi, le correnti galvaniche endorali dovuta al bimetallismo ( protesi e otturazioni eseguite con metalli diversi e quindi aventi potenziali elettrici differenti ) e più di tutti le reazioni infiammatorie croniche periapicali ( granulomi e cisti ). Ancora più gravi, perché più subdole in quanto difficili da rilevare radiograficamente poiché aventi lo stesso grado di radiotrasparenza dell’osso sano, sono, per i ” fondamentalisti ” di queste teorie, le osteiti periapicali che si differenziano dai granulomi per un’assenza di risposta da parte del sistema immunitario all’insulto tossicologico. Per questo motivo non essendoci una prima barriera protettiva locale vengono a queste attribuite maggiori capacità ” delocalizzanti “.
Per tutte queste situazioni, se si volesse seguire alla lettera il principio ispiratore di questa dottrina, la terapia di elezione sembra essere una sola: l’estrazione!

malattia focale in odontoiatriaAttenzione però: l’equazione di primo grado ” presenza di dolore articolare al gomito sx = estrazione del primo molare superiore sx ” solo perché affetto da processo infiammatorio cronico periapicale, in realtà sembra decisamente essere una forzatura estremista ( soprattutto dopo il giustissimo avvento della medicina legale ).

Come non si deve essere ciechi e sordi nei confronti di discipline che, pur non avendo riscontri tecnicamente scientifici con univocità sempre ripetibile di uguale reazione a medesima azione, hanno però una loro logicità e accreditabilità, allo stesso modo non bisogna subirne in modo totalitario l’indubbio fascino.

Così ragionando, coloro che hanno la responsabilità quotidiana di eseguire diagnosi e terapie, bene fanno se mettono a disposizione del paziente oltre al proprio bagaglio di conoscenza anche un’operato sempre ispirato alla coscienza.
Una bocca con otturazioni in amalgama va bonificata ( secondo la corretta tecnica e in protezione e se non vi sono generiche o specifiche controindicazioni ) rimuovendo queste leghe instabili e sostituendole con nuove e più estetiche in composito; protesi fisse in oro resina o, peggio, in metallo non nobile e resina, se presenti in bocche che vedono altri elementi curati con otturazioni appunto in amalgama o con altri metalli, poiché attraverso l’inevitabile formazione di elettrogalvanismo sono potenziali cause di lesioni locali anche gravi ( finanche processi  displasici o neoplasici ) vanno anch’esse rimosse e sostituite con protesi fisse, corone o ponti ( meglio se a questo punto il tutto venisse riabilitato con impianti per nuovi e più duraturi denti singoli ) rivestiti completamente di ceramica; elementi dentali a rischio frattura o con lesioni cariose o con terapie eseguite da tempo e non più congrue vanne curati e salvaguardati, e così via…

Una cosa tuttavia va affermata con fermezza: i denti sono un bene prezioso e vanno per questo fin dai primissimi anni d’età manutenuti con le giuste attenzioni attraverso anche protocolli di prevenzione, ma se, per qualche malaugurato motivo, dovessero andare incontro a qualche insulto patologico, vanno per quanto è possibile curati ed estratti solo all’ultimo ed eventualmente, sempre nei tempi e modi corretti, se possibile sostituiti con impianti.
I foci endorali, come ad esempio i famosi granulomi, potenzialmente prodromici di malattie focali, vanno eliminati attraverso terapie ” fatte come si deve “, da mani esperte e appunto secondo scienza e coscienza, e non essere sempre motivo di estrazione.
Non è vero che non sia possibile venire a capo di un’infezione periapicale cronica, se nei giusti tempi e per un giusto dente, come non è vero che un dente solamente perché devitalizzato o portatore di una tasca parodontale sia destinato prima o poi a dare problemi.
E’ vero invece che le discipline odontoiatriche hanno raggiunto un buon, anzi ottimo, livello di tecnica operativa e di affidabilità e che quindi, se eseguite e praticate con correttezza e giusti mezzi, sono in grado di assicurare risultati sia di guarigione diretta in loco sia ( perché no ? ) a distanza.

 

 

 

 

 

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